Catanzaro, sanità sotto inchiesta: 13 misure cautelari per truffe e reati nella gestione dell’intramoenia all’AOU “Dulbecco”

Catanzaro, sanità sotto inchiesta: 13 misure cautelari per truffe e reati nella gestione dell’intramoenia all’AOU “Dulbecco”

CATANZARO – Blitz congiunto questa mattina da parte dei militari della Guardia di Finanza di Catanzaro e dei Carabinieri del NAS, che hanno eseguito 13 misure cautelari personali e 9 reali, su disposizione del GIP del Tribunale di Catanzaro e su richiesta della Procura. Le misure colpiscono 14 soggetti – tra medici, infermieri, dipendenti amministrativi e un imprenditore – coinvolti, a vario titolo, in un presunto sistema illecito fondato su truffa aggravata, peculato, falso, riciclaggio, autoriciclaggio e accesso abusivo a sistemi informatici.

Visite private, incassi in nero e falsi accessi al sistema

Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte con intercettazioni e perquisizioni, 8 dirigenti medici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” avrebbero svolto per anni visite e interventi in regime di intramoenia allargata presso studi privati, eludendo le norme di settore. I pazienti pagavano in contanti e solo una parte minima dei proventi veniva dichiarata all’azienda sanitaria. L’ufficio ALPI, secondo l’accusa, avrebbe supportato il sistema registrando fittiziamente visite e agevolando l’afflusso dei pazienti.

Complicità interna e infermieri coinvolti nel sistema illecito

Nel mirino anche due infermieri che, secondo quanto ricostruito, avrebbero partecipato attivamente al sistema illecito, incassando denaro dai pazienti e collaborando agli interventi. Una parte dei proventi sarebbe stata reinvestita attraverso fatture false, con la complicità di due società e un imprenditore. Un dirigente medico, già destinatario di misura cautelare nel gennaio 2024, avrebbe anche truffato la Federazione Medico Sportiva con richieste di rimborso basate su documenti falsi.

Arresti, sequestri e nuove accuse: la Procura indaga su vincoli associativi

Gli arresti domiciliari sono scattati per 11 persone, tra cui 5 medici, 3 infermieri, 2 dipendenti dell’ufficio ALPI e un imprenditore. A un ex dirigente è stato imposto l’obbligo di firma, mentre un altro medico non potrà dimorare a Catanzaro. Disposto inoltre il sequestro di beni per circa un milione di euro. La Procura indaga anche sull’esistenza di un vincolo associativo tra i soggetti coinvolti. L’inchiesta, ancora nella fase preliminare, punta a fare luce su un sistema diffuso di gestione illecita delle risorse sanitarie pubbliche

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