Corigliano-Rossano – Alla luce dell’apertura del Consiglio dei Ministri sulla revisione della geografia giudiziaria, torna al centro del dibattito la richiesta di riattivazione del Tribunale di Corigliano-Rossano, chiuso ormai da oltre un decennio.
Una chiusura che ha lasciato un vuoto istituzionale profondo nel tessuto civile della Sibaritide. Una decisione che, per molti, ha rappresentato un arretramento dello Stato in un territorio già complesso. Oggi, grazie a un nuovo clima di attenzione a livello centrale, si riaccende la possibilità concreta di rimediare a quella che in tanti definiscono una vera e propria ingiustizia.
Il consigliere comunale Uva interviene con fermezza: «È il momento di dire basta. Non si può più restare fermi. Questo territorio ha subito abbastanza. Abbiamo subito chiusure, ritardi, indifferenza. Ora meritiamo rispetto e un presidio di giustizia all’altezza della nostra comunità».
Nel frattempo, il lavoro non è mancato. A livello parlamentare, il senatore Ernesto Rapani – componente della Commissione Giustizia – ha assunto un ruolo centrale nel percorso di revisione, presiedendo un comitato ristretto incaricato di valutare le richieste di riapertura dei tribunali soppressi. Un’iniziativa partita prima ancora che arrivasse l’annuncio ufficiale del Governo.
«Va dato atto al senatore Rapani di un impegno concreto e costante», sottolinea Uva. «Non ha aspettato il clamore mediatico. Ha cominciato prima. E ha ottenuto risultati, non chiacchiere».
Parallelamente, anche l’Amministrazione Comunale ha dato segnali chiari. L’edificio che un tempo ospitava il Tribunale – e che per anni è rimasto nel degrado – è stato formalmente restituito alla città. Gli uffici comunali hanno avviato una serie di lavori per riportarlo in condizione di utilizzo, in previsione di una possibile riapertura. Già nel novembre 2024, una delegazione del Ministero aveva effettuato un sopralluogo per verificarne lo stato.
A supporto di questa azione, è stata istituita anche una commissione comunale temporanea, con il compito di seguire passo dopo passo la questione.
Ma adesso, secondo Uva, serve qualcosa di più: «Serve una voce unica. Serve un fronte compatto. È il momento di mettere da parte ogni divisione politica e agire per un obiettivo che riguarda tutti: la giustizia. Non ci interessano le bandierine. Non ci interessano i ruoli. Ci interessa il risultato. E il risultato è uno solo: riaprire il Tribunale».
I numeri ci sono: una sede idonea già disponibile, un bacino d’utenza vastissimo che abbraccia l’intera area ionica settentrionale, una città centrale per dimensione e per quantità di servizi erogati. Tutti elementi che rendono Corigliano-Rossano una sede naturale per un presidio giudiziario di primo livello.
«Riaprire il Tribunale», prosegue Uva, «significa rafforzare la presenza dello Stato. Significa dare una risposta concreta in termini di sicurezza, legalità, credibilità delle istituzioni. In una zona che, più di altre, ne ha bisogno».
Infine, l’appello: «Confidiamo nell’adesione di sindaci, consigli comunali, associazioni e cittadini. Servono documenti, petizioni, iniziative pubbliche. Serve compattezza. Solo insieme possiamo ottenere ciò che ci spetta».
Il messaggio è chiaro: nessuno cerca visibilità personale. L’obiettivo non è apparire, ma ottenere. E ottenere, in questo caso, significa riportare la giustizia a casa propria.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |






