VIDEO | San Nilo, il santo che unisce: fede, dialogo e pace nel segno di una comunità viva

Rossano ha salutato il mese di settembre nel segno di San Nilo, padre spirituale e custode di una tradizione che attraversa secoli e generazioni. Le celebrazioni dedicate al patrono hanno scandito giornate di fede, cultura e partecipazione popolare, confermando come la figura del santo monaco continui a parlare con voce attuale al cuore di una comunità viva. Dal centro storico ai luoghi di culto, ogni angolo della città si è colorato dei segni della festa: processioni, liturgie, momenti di preghiera e appuntamenti culturali. Un mese intero, quello appena concluso, che ha visto Rossano raccogliersi attorno al suo patrono, tra l’antico e il presente, nel desiderio di riconoscersi in un’eredità comune. La festa di San Nilo non è solo memoria religiosa, ma anche gesto identitario. È la storia di un popolo che trova nel proprio santo la forza per guardare avanti, riscoprendo ogni anno il valore della condivisione e del dialogo. A sottolineare la dimensione comunitaria della festa, l’arcivescovo Maurizio Aloise della diocesi di Rossano-Cariati ha ricordato il valore di un legame che supera i confini e unisce territori e sensibilità: «Interessante veramente anche questo gemellaggio che si sta facendo ormai più volte tra San Nilo per Rossano e San Francesco per Corigliano, come la santità unisce e non divide». Il gemellaggio tra le due città, cresciuto negli ultimi anni, è diventato simbolo di una fede capace di costruire ponti, proprio come insegna la vita di San Nilo. L’arcivescovo ha voluto sottolineare come la figura del monaco italo-greco resti un punto di incontro tra spiritualità e impegno civile: un esempio di accoglienza, dialogo e pace in un tempo segnato da divisioni.

La festa come preghiera per la pace

Quest’anno la ricorrenza è stata dedicata alla pace. L’arcivescovo Aloise lo ha ribadito: «San Nilo nella sua esperienza di vita è stato colui non che ha alzato muri ma che ha costruito ponti, che ha cercato di intessere le relazioni». Nel contesto di un mondo attraversato da guerre e tensioni, la figura del santo rossanese torna a essere guida spirituale e simbolo di dialogo. Le sue radici orientali, la sua capacità di custodire la “fede indivisa delle origini”, come l’ha definita Aloise, parlano oggi più che mai di unità. «Basta dire questa fede indivisa delle origini che San Nilo ha saputo custodire e mantenere integra», ha ricordato il presule, invitando la comunità a “costruire ponti” non solo simbolici ma concreti. La preghiera per la pace, filo conduttore della festa, ha dato nuovo senso alle celebrazioni religiose, ai momenti di riflessione e persino agli spazi ludici: la fede, ha ribadito l’arcivescovo, non si chiude nei riti ma si apre alla vita, al confronto, al dialogo. L’intera comunità di Rossano ha partecipato alle iniziative in onore del santo: celebrazioni liturgiche, incontri culturali, mostre, concerti e attività per i più giovani. Le confraternite, i gruppi parrocchiali e le scuole hanno animato il centro storico, restituendo alla festa quella coralità che è il cuore della sua storia. Il mese di settembre, con la sua luce che lentamente declina verso l’autunno, è diventato così il tempo simbolico di una rinascita comunitaria. Non solo una ricorrenza religiosa, ma un modo per ritrovarsi e riscoprirsi parte di una stessa storia. La figura di San Nilo, monaco, abate e fondatore del monastero di Grottaferrata, resta impressa nella memoria collettiva come esempio di coerenza, mitezza e libertà interiore. Un uomo che seppe tenere insieme spiritualità e impegno, contemplazione e carità concreta. Le celebrazioni niliane hanno così concluso il mese di settembre lasciando nella città un sentimento di appartenenza e di speranza. Le parole dell’arcivescovo hanno risuonato come un augurio condiviso:

Articoli correlati: