di Antonio Caruso
Istat 2024: il tasso di occupazione dei laureati meridionali sale al 77,3%, ma l’Italia resta agli ultimi posti in Europa. La piaga di NEET, part-time involontario e precarietà giovanile resiste, con il Mezzogiorno in forte svantaggio.
Il gap occupazionale si assottiglia, ma resta profondo
Il divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno nel mercato del lavoro italiano mostra segnali di riduzione, pur rimanendo una delle principali criticità del Paese. Secondo il report Istat 2024 su “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali”, la distanza nel tasso di occupazione dei laureati tra i 25 e i 64 anni è scesa a 11,0 punti (Nord 88,3%, Mezzogiorno 77,3%), un calo rispetto agli 11,9 punti del 2023 e ai 15,7 punti del 2018.
La contrazione del gap è dovuta a una crescita occupazionale più sostenuta nelle regioni meridionali. Nel Mezzogiorno, i tassi di occupazione sono stati:
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77,3% per i titoli terziari (laurea)
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61,1% per i titoli secondari superiori (diploma)
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41,9% per i titoli bassi
Nonostante i progressi, i differenziali Nord-Mezzogiorno restano drammatici: il tasso di occupazione nel Sud è inferiore al Nord di 23,2 punti per i titoli bassi, 19,9 punti per i diplomati e 11,0 punti per i laureati. Parallelamente, i tassi di disoccupazione nel Mezzogiorno superano quelli del Nord rispettivamente di 10,6, 7,1 e 2,6 punti a seconda del titolo di studio.
Emergenza giovani: laureati del Sud meno occupati degli adulti
Il quadro peggiora drasticamente se si analizzano le fasce d’età più giovani. Tra i 30-34enni laureati, il divario territoriale è ancora più elevato, attestandosi a 17,8 punti (Nord 91,1% contro Sud 73,3%), sebbene in calo (era 19,8 punti nel 2023).
Un dato cruciale evidenzia la debolezza del mercato del lavoro meridionale: a differenza del Nord, dove i giovani hanno tassi di occupazione pari o superiori a quelli degli adulti, nel Mezzogiorno i giovani laureati e diplomati (30-34 anni) hanno tassi di occupazione inferiori a quelli della popolazione adulta (25-64 anni). Questo suggerisce una persistente difficoltà per le nuove generazioni, anche le più istruite, di trovare un’opportunità stabile nella propria terra.
Il dramma dei NEET e degli Abbandoni Scolastici
Il Mezzogiorno continua a essere l’area con la più alta incidenza di giovani a rischio di esclusione sociale e lavorativa:
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NEET (15-29 anni): nel Sud, il 73,8% dei NEET si dichiara interessato al lavoro, contro il 56,2% del Nord. Ciò conferma la minore disponibilità di opportunità lavorative. Inoltre, il 52,8% dei NEET disoccupati meridionali cerca lavoro da almeno 12 mesi, un dato quasi doppio rispetto al Nord (26,1%).
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Abbandono scolastico (ELET): la quota di giovani 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi (ELET) è massima nel Mezzogiorno, al 25,5%. Tra questi, il tasso di occupazione è bassissimo, al 32,3% (contro il 61,3% del Nord), con un tasso di mancata partecipazione che schizza al 60,3%.
Precarietà e Istruzione: una doppia sfida
La situazione del Mezzogiorno si caratterizza anche per una maggiore fragilità delle condizioni lavorative e livelli di istruzione più bassi rispetto al resto d’Italia e all’Europa.
Istruzione
Il Sud presenta livelli di istruzione strutturalmente più bassi: solo il 18,9% della popolazione 25-64 anni possiede un titolo terziario (laurea), contro il 23,2% del Nord. Anche i diplomati sono in minoranza (40,0% nel Sud contro 46,8% nel Nord).
Qualità del Lavoro
La precarietà incide maggiormente al Sud:
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Contratti a termine: la quota di dipendenti a termine nel Mezzogiorno è doppia rispetto al Nord (18,3% contro 9,6%), e il divario si mantiene significativo anche per i laureati.
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Part-time involontario femminile: il fenomeno del part-time non voluto, per mancanza di occasioni di lavoro a tempo pieno, è marcatamente territoriale. Nel Mezzogiorno, rappresenta il 62,9% del part-time complessivo per le donne (contro il 35,4% del Nord). Tra le meno istruite del Sud, tale percentuale raggiunge il picco del 69,5%.
In sintesi, sebbene i recenti dati Istat indichino una lodevole tendenza alla riduzione del divario, spinta da una crescita occupazionale meridionale, il Mezzogiorno continua a sopportare il peso di ampi differenziali strutturali: i giovani faticano a inserirsi e la qualità dell’occupazione disponibile rimane inferiore, soprattutto per donne e fasce meno istruite.
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