C’è un segnale che non può più essere ignorato. È l’imbarbarimento civile che ormai attraversa anche i temi più delicati: disabilità, salute, assistenza. Questioni che dovrebbero unire diventano strumenti per colpire l’avversario politico. Al centro non c’è più la persona fragile, non c’è il malato, non c’è chi chiede cure. Al centro c’è altro. Tutto viene trascinato dentro lo scontro politico, come se non esistessero enti neutrali, organismi intermedi, strutture tecniche chiamate a garantire diritti e servizi. Eppure esistono. Ma vengono ignorati. Per opportunità, per convenienza, per mancanza di tatto. Mettere il cappello politico su questi temi non è solo sbagliato. È fuori luogo.
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E mentre si discute, mentre si scrive, mentre si polemizza, il problema resta intatto. Non si lotta per una sanità più vicina, più completa, più giusta. Non si chiede con forza una struttura di riferimento sullo Ionio, non ci si batte per avere un’azienda ospedaliera o un hub. E intanto gli elicotteri continuano a partire. Volano verso Cosenza, verso Catanzaro. Volano dove c’è la specializzazione che qui manca. C’è poi un altro danno, meno visibile ma pesantissimo. Ogni volta che un cittadino calabrese è costretto a curarsi altrove, è la Calabria che paga. È l’erario regionale che trasferisce risorse ad altre regioni. È un meccanismo noto, documentato, storico. Eppure sembra che nessuno lo voglia vedere. Ed è ovvio che una campagna denigratoria verso la sanità calabrese non fa altro che incentivare l’esodo verso altre regioni. E chi paga? Paga la regione! E la regione dove prende i soldi? Da noi tutti cittadini! E tutto questo per scontri politici, per assicurarsi il posticino in consiglio regionale o altrove. A questo si aggiunge un’altra verità: è in atto una campagna da sempre protesa a promuovere la sanità del Nord denigrando quella del Sud. Analizziamo le risorse destinate alla sanità pubblica: al nord arrivano fondi molto più consistenti rispetto al sud. I livelli essenziali di assistenza raccontano una realtà che penalizza intere aree del Paese. Non è propaganda. Sono numeri. Al Nord abbiamo policlinici universitari, strutture ospedaliere universitarie, dove gli studenti uniscono la teoria alla pratica e si formano nel tempo. A Corigliano Rossano cosa abbiamo? Uno spoke che può garantire solo prestazioni ordinaria! E cosa si fa? Si paragona Corigliano Rossano alle strutture del Nord! A volte viene da chiedersi se taluni conoscano la differenza tra un ospedale spoke e un hub!
Continuare a descrivere ogni giorno una sanità che non funziona, senza distinguere, senza approfondire, senza proporre, significa spingere le persone ad andare via. Significa svuotare il territorio. Significa aggravare un sistema già fragile. La sanità non è un campo di battaglia. È un diritto. E quando viene usata per altri fini, a pagare sono sempre gli stessi. Un’ultima osservazione: via la politica dalla gestione della sanità! Una cosa è la programmazione, gli indirizzi, gli orientamenti, altra cosa è il governo tecnico laddove è necessaria la presenza di figure professionali.
Matteo Lauria – Direttore I&C






