A Roma, alla stazione Termini, l’esercito è tornato visibile. Non per reprimere, ma per presidiare. L’operazione “Strade sicure”, avviata nel 2008, è stata attivata ancora una volta in uno dei luoghi simbolo dell’insicurezza urbana. E nelle prime ore si registrano segnali incoraggianti: meno tensione, più controllo, maggiore percezione di tutela. Non è un caso isolato. È una risposta dello Stato a un disagio che i cittadini avvertono ogni giorno. Lo stesso disagio che, con proporzioni diverse, attraversa anche Corigliano Rossano.
Aggressioni, pestaggi, rapine, furti. Episodi che non nascono dal nulla e che si concentrano in fasi ben precise dell’anno. La cronaca locale lo racconta da tempo, senza bisogno di forzature. Il tema esiste e va affrontato con lucidità, senza generalizzazioni e senza scivolare in letture discriminatorie.
Il problema non è l’origine delle persone, ma i fenomeni che ruotano attorno a sacche di illegalità: sfruttamento del lavoro, caporalato, traffici illeciti, spaccio, violenza diffusa. Realtà che emergono soprattutto durante la stagione della raccolta agricola, quando aumenta la presenza di manodopera straniera, e nei mesi estivi, quando il numero di residenti e visitatori cresce in modo improvviso, in particolare nell’area di Schiavonea. Due periodi circoscritti. Due finestre temporali prevedibili. È qui che si innesta una riflessione concreta: non serve un presidio permanente tutto l’anno, ma un controllo mirato nei momenti più delicati.
L’esperienza di Roma dimostra che la presenza fisica dello Stato ha un valore preventivo. A volte basta una divisa, un mezzo militare, un pattugliamento visibile per scoraggiare chi è pronto a colpire. È un deterrente, prima ancora che uno strumento operativo. Nell’ambito di “Strade sicure” i militari operano con una funzione precisa: affiancano polizia e carabinieri, possono identificare, perquisire, controllare. Non sostituiscono le forze dell’ordine, le rafforzano. Ed è questo il punto.
A Corigliano Rossano le forze di polizia svolgono un lavoro costante e spesso efficace. Le indagini portano risultati, le responsabilità emergono, le misure cautelari arrivano. Ma tutto questo avviene dopo la commissione di un reato, ovviamente. Oggi la questione è un’altra: arrivare prima. Ridurre la possibilità che un reato venga commesso, non limitarsi a inseguirlo quando il danno è fatto. La prevenzione non elimina il problema, ma ne abbassa l’impatto. È una scelta di metodo, non uno slogan.
Accanto alla microcriminalità esiste poi un livello diverso, più profondo, che riguarda dinamiche mafiose e interessi strutturati. È un altro piano, che richiede strumenti diversi. Ma proprio per questo non va confuso con ciò che può essere affrontato sul territorio, con una presenza visibile e coordinata. Da Termini a Corigliano Rossano il messaggio è chiaro: la sicurezza non è solo repressione. È soprattutto presidio, controllo, percezione di legalità. Quando lo Stato si vede, la violenza arretra. Anche solo di qualche passo. Ed è già un risultato.
Matteo Lauria – Direttore I&C
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