Dalla distribuzione dei reparti alle emergenze: decisioni fondate su logistica, funzioni e errori del passato che ancora pesano – C’è un punto che dovrebbe essere chiaro prima di ogni discussione: la sanità non è materia da improvvisazione. Il piano Scura (poi leggermente modificato), spesso oggetto di dibattito, nasce da valutazioni tecniche ben definite e non da scelte casuali o politiche.
La distribuzione tra area medica a Corigliano e area chirurgica a Rossano risponde a criteri concreti. Rossano, per posizione geografica, è più facilmente raggiungibile: si trova in pianura, dispone di collegamenti più agevoli e soprattutto è dotato di elisoccorso. Elementi che, in ambito sanitario, incidono direttamente sulla gestione delle emergenze.
Non solo. Sul piano funzionale, Rossano presenta già una struttura più adatta a sostenere attività chirurgiche complesse. La presenza di reparti come rianimazione e terapia intensiva rappresenta una base indispensabile per interventi che richiedono supporti immediati e continui. In questo quadro, concentrare lì l’area chirurgica non è una scelta arbitraria, ma una conseguenza logica.
Parallelamente, l’area medica a Corigliano si inserisce in un equilibrio complessivo che mira a ottimizzare risorse e servizi, evitando duplicazioni inutili e dispersioni organizzative.
Francamente, questa impostazione avrebbe potuto nascere molto prima. Già nei primi anni Duemila, con la decisione di realizzare il DEA a Rossano, il Dipartimento di emergenza e accettazione, si stava delineando una direzione chiara: costruire un polo chirurgico forte, integrato con l’emergenza.
Quel percorso, però, si interruppe. Un ricorso al Tar bloccò tutto, cancellando un progetto che avrebbe dato coerenza all’intero sistema. Non voglio riaprire polemiche, si potrebbe dire, ma è impossibile ignorare le conseguenze di quella decisione.
Il DEA non era un elemento isolato. Doveva essere il perno attorno a cui sviluppare il processo di area medica a Corigliano e area chirurgica a Rossano, una logistica moderna capace di rispondere alle esigenze del territorio. Non si fece il Dea in nome della realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide e a distanza di oltre venticinque anni, quell’ospedale non è mai stato realizzato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un sistema rimasto incompiuto.
Oggi, se il pronto soccorso di Rossano registra difficoltà, le ragioni affondano proprio in quella scelta mancata. Su quell’area continuano a gravitare la maggior parte delle emergenze, senza che sia stato costruito il supporto organizzativo necessario.
E allora il punto diventa un altro. È legittimo discutere, è giusto confrontarsi, ma serve consapevolezza. Personalmente mi sono affidato a un piano elaborato da tecnici (Piano Scura), è una posizione che richiama il rispetto delle competenze. Decidere dove collocare un reparto non è materia da opinioni personali, ma da analisi strutturate.
Il diritto di critica esiste, ma non può trasformarsi in una gara a chi dice di più. Quando mancano conoscenze adeguate, si rischia di alimentare confusione e di indebolire un sistema già fragile.
La programmazione può essere oggetto di confronto pubblico. La gestione, invece, richiede competenze specifiche. Mescolare i piani significa perdere lucidità e, alla fine, allontanarsi dall’obiettivo principale: garantire servizi efficienti ai cittadini.
La sanità, per funzionare, ha bisogno di rigore. E soprattutto di memoria. Perché molti problemi di oggi nascono da scelte di ieri che non possono essere ignorate.
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