«Cancellare in modo definitivo il nodo di Tarsia non può essere considerato parte di un piano: è un suicidio assistito». È una denuncia netta quella che arriva sul doppio fronte della mobilità e della sanità in Calabria, due ambiti sempre più intrecciati e, secondo le accuse, entrambi segnati da scelte che rischiano di aggravare l’isolamento dei territori.
Al centro della polemica c’è la decisione di stralciare definitivamente lo snodo ferroviario di Tarsia, inizialmente considerato strategico anche da RFI. «Si procede verso una lenta eutanasia della Calabria – viene sottolineato – negando ancora una volta il diritto alla mobilità dei cittadini».
La questione non è solo politica, ma strutturale. Numerosi studi evidenziano come la Calabria soffra storicamente di carenza di collegamenti infrastrutturali efficienti, soprattutto tra aree interne e costa, con ricadute dirette su sviluppo economico e accesso ai servizi (Cersosimo, Gattuso & Orlando, 2001; Ronconi, 2023). In particolare, la mancanza di nodi strategici e collegamenti trasversali limita l’integrazione territoriale e accentua il divario interno (Massimo et al., 2010).
«Sono stati spesi 35 milioni di euro per un progetto di fattibilità prima sostenuto e poi improvvisamente considerato troppo complesso», viene evidenziato. Eppure, lo stesso progetto avrebbe potuto migliorare in modo significativo il collegamento tra il versante ionico, Cosenza e le aree interne, oggi tra le più penalizzate.
Il tema dell’orografia viene respinto come giustificazione: «Le nostre montagne non sono lì da oggi». Una posizione che trova riscontro anche nella letteratura, secondo cui le difficoltà morfologiche non possono essere considerate un alibi, ma piuttosto un elemento da affrontare con pianificazione e investimenti adeguati (Costa, 2025; Cerasoli, 2024).
Parallelamente, si apre il fronte della sanità. «Preoccupa molto che anche quando i fondi ci sono e le opere sono realizzabili, si continuino a perdere occasioni». Il riferimento è alla Casa di Comunità di Cariati, il cui progetto è andato perduto insieme a oltre 8 milioni di euro di finanziamenti.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio di criticità nella realizzazione della sanità territoriale. Studi recenti sottolineano come i ritardi nell’attuazione delle strutture previste dal PNRR rischino di compromettere l’accesso ai servizi sanitari, soprattutto nelle aree periferiche (Marotta & Garofalo, 2024; Sciortino, 2025). La conseguenza diretta è l’aumento della mobilità sanitaria, con cittadini costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate.
«Mentre si continuano a formulare promesse, l’assistenza territoriale non viene garantita e i cittadini sono costretti a partire per curarsi». Un fenomeno che la ricerca collega alla debolezza delle reti sanitarie locali e alla carenza di presidi territoriali (Caruso & Gabriele, 2024).
Il legame tra mobilità e sanità appare quindi evidente: infrastrutture carenti e servizi insufficienti si alimentano reciprocamente, contribuendo a quella che molti studi definiscono una “spirale di marginalità” delle aree interne (De Rossi, 2019; Francini, Palermo & Viapiana, 2017).
«La Calabria non può rinunciare al proprio futuro per presunte complessità tecniche», viene ribadito. E il rischio, secondo le accuse, è quello di una regione sempre più divisa, dove diritti fondamentali come la mobilità e la salute diventano privilegi e non più garanzie universali.
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