Focus sul femminicidio: a Rossano confronto tra magistratura, polizia e istituzioni sulla nuova norma | VIDEO

Il nuovo reato di femminicidio entra nel dibattito pubblico con un confronto che questa mattina ha riunito magistrati, forze dell’ordine e rappresentanti istituzionali al teatro Paolella di Rossano. L’iniziativa, promossa dalla sezione locale Fidapa e dall’Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia, ha affrontato i profili giuridici e sociali legati alla recente norma e alle prime applicazioni nei procedimenti giudiziari.

Ad aprire i lavori i saluti istituzionali della presidente Fidapa Rossano Silvana Scarnati e dell’avvocato Odette Carignola, presidente della sezione Ondif Rossano-Castrovillari. A introdurre e moderare l’incontro l’avvocato Lucia Rita Pistola, vicepresidente Ondif e referente Fidapa per il gruppo di lavoro sulla violenza di genere.

Nel corso della mattinata si sono alternati interventi di rappresentanti del mondo giudiziario, delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Tra i presenti il sostituto procuratore del tribunale di Castrovillari Anastasia Angrisani, intervenuta in sostituzione del procuratore capo, il vice capo della Polizia Carmine Belfiore e il questore di Cosenza Antonio Borelli. Tra i relatori il procuratore della Repubblica di Civitavecchia Alberto Liguori e il questore di Terni Michele Abenante.

A portare contributi anche l’avvocato Filomena Berardi, giudice onorario presso il tribunale per i minorenni di Catanzaro, la dottoressa Giovanna Pace, assistente sociale e vittimologa, l’assessore alla città solidale Marinella Grillo e il presidente della Camera penale di Cosenza Roberto Le Pera. Tra gli interventi anche quello della professoressa Iolanda Barone, docente e collaboratrice del liceo di Rossano.

All’iniziativa hanno preso parte anche autorità civili e militari del territorio, a conferma dell’attenzione istituzionale sul tema della tutela delle vittime e sull’applicazione delle nuove norme. Il confronto ha approfondito il quadro normativo e le ricadute operative nel sistema giudiziario e nei percorsi di protezione.

Il sostituto procuratore Anastasia Angrisani ha parlato di un lavoro complesso: «Stiamo investendo molto sulla formazione, soprattutto per migliorare l’ascolto delle vittime di violenza di genere. Ci troviamo sempre più spesso davanti a minorenni. Serve un approccio adeguato e la presenza di servizi sociali e psicologi preparati. Il legislatore ha introdotto strumenti importanti, come il reato di femminicidio, nuove aggravanti e misure cautelari più incisive. La prevenzione resta centrale e passa anche attraverso un cambiamento culturale».

Il vice capo della Polizia Carmine Belfiore ha richiamato l’attenzione sui protocolli operativi: «Con la piattaforma Scudo vengono inseriti tutti i dati. Se si verifica un nuovo intervento sulle stesse persone, i precedenti emergono subito e permettono di adottare le misure necessarie. Il protocollo Eva fornisce procedure precise: gli operatori sanno come intervenire e compilano schede dettagliate. Si lavora molto, ma si può fare ancora di più».

Per il questore di Cosenza Antonio Borelli «si tratta di uno strumento in più. Aver individuato un reato autonomo, con la pena dell’ergastolo, dà certezza sulla sanzione. Nella provincia di Cosenza sono stati registrati 179 ammonimenti: significa che molte donne si sono rivolte alle forze dell’ordine con fiducia. Nei casi in cui chi maltratta intraprende un percorso psicologico, la recidiva è quasi nulla. È necessario far emergere il sommerso: l’aumento delle denunce indica anche una maggiore consapevolezza».

Il procuratore Alberto Liguori ha evidenziato il peso dei procedimenti: «I reati da codice rosso rappresentano gran parte del nostro lavoro. Serve un’organizzazione dedicata, con aggiornamento continuo. Si tratta di una norma recente, la giurisprudenza è in evoluzione. Occorre rafforzare le misure di prevenzione quando emergono relazioni pericolose, coinvolgendo anche il sistema sanitario».

L’assessore Marinella Grillo ha posto l’accento sul ruolo degli enti locali: «Se il diritto penale punisce, i servizi sociali devono prevenire e accompagnare le situazioni di rischio. La violenza manda segnali chiari. Non basta intervenire dopo: bisogna agire prima, facendo rete tra istituzioni, sanità, scuole e centri antiviolenza».

La docente Iolanda Barone ha sottolineato il valore della scuola: «Ha un ruolo centrale nella prevenzione. Spesso diventa un punto di riferimento educativo. I processi si celebrano nei tribunali, ma la prevenzione si costruisce nelle aule. È necessario lavorare insieme alle altre istituzioni e rafforzare la cultura della denuncia».

L’avvocato Odette Carignola ha evidenziato che «il reato di femminicidio introduce una tutela specifica per le donne, colmando una lacuna storica», mentre l’avvocato Lucia Rita Pistola ha richiamato l’attenzione sulle vittime: «Spesso non denunciano per mancanza di fiducia. È necessario lavorare sulla cultura del rispetto e sulla capacità di riconoscere i segnali».

 

 

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