Sentenza di primo grado a Catanzaro nel procedimento su presunte attività di propaganda jihadista e diffusione di contenuti riconducibili all’Isis
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La Procura distrettuale aveva chiesto una pena di otto anni di carcere nell’ambito del procedimento coordinato dalla Dda di Catanzaro e sviluppato dalla Digos. Secondo l’impostazione accusatoria, l’uomo avrebbe diffuso attraverso social network e piattaforme di messaggistica contenuti riconducibili all’ideologia jihadista e all’Isis.
L’indagine aveva assunto particolare rilievo anche sotto il profilo penitenziario. Durante la detenzione nel carcere di Rossano, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’imputato avrebbe continuato attività di proselitismo, circostanza che aveva portato al trasferimento in un’altra struttura detentiva e successivamente all’applicazione del regime di alta sicurezza.
Nel procedimento si è costituito parte civile il ministero dell’Interno. L’inchiesta coinvolge anche un secondo indagato, destinatario di un autonomo filone investigativo collegato alla stessa attività di propaganda estremista contestata dalla Procura antimafia di Catanzaro.






