Il confronto sulla riforma della medicina territoriale resta ancora aperto. Dopo il nuovo incontro al ministero della Salute tra Governo, Regioni, parlamentari e rappresentanti sindacali, non è stata raggiunta un’intesa definitiva sul futuro dei medici di famiglia e sul loro inserimento nelle Case di comunità.
Al centro della discussione c’è la bozza del decreto legge che punta a ridisegnare il sistema dell’assistenza territoriale, rafforzando la presenza dei medici di medicina generale nelle nuove strutture sanitarie previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L’obiettivo dell’esecutivo è accelerare la riorganizzazione dei servizi sanitari locali e garantire una maggiore copertura assistenziale sul territorio, soprattutto nelle aree dove mancano presidi sanitari e continuità nelle cure.
Secondo il progetto in discussione, i medici di famiglia dovrebbero operare stabilmente nelle Case di comunità attraverso un modello organizzativo più integrato con gli altri servizi sanitari territoriali.
Nonostante l’ottimismo mostrato da Governo e Regioni, i sindacati continuano però a manifestare forti perplessità. Le organizzazioni dei medici contestano soprattutto l’ipotesi di un contratto di dipendenza e chiedono maggiori garanzie sul mantenimento dell’autonomia professionale.
Il tavolo tecnico convocato nelle ultime ore non ha prodotto risultati concreti e il confronto resta quindi in una fase di stallo. I rappresentanti sindacali parlano di criticità ancora irrisolte e ritengono insufficiente l’attuale proposta normativa.
La riforma della medicina generale viene considerata uno dei passaggi più delicati della revisione del sistema sanitario territoriale. Il Governo punta infatti a chiudere rapidamente il percorso legislativo per rispettare gli impegni legati ai nuovi investimenti nella sanità pubblica.
Nei prossimi giorni potrebbero essere convocati nuovi incontri per tentare di superare le distanze e trovare un accordo condiviso tra istituzioni e categorie professionali.
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