COSENZA — La sanità calabrese continua a vivere una forte emergenza negli ospedali. Reparti scoperti, carenza di personale e ricorso sempre più frequente a medici esterni stanno mettendo in difficoltà soprattutto Pronto soccorso e Medicine interne.
Secondo l’indagine della Fadoi, la Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti, il disagio tra i camici bianchi cresce in tutta Italia, ma in Calabria la situazione appare ancora più critica. In molti ospedali il sistema regge grazie ai cosiddetti “gettonisti”, professionisti esterni chiamati per coprire turni e garantire continuità assistenziale.
Nei Pronto soccorso calabresi il personale esterno resta una presenza costante, mentre in diversi reparti una quota significativa di medici lavora come libero professionista. Una situazione che, secondo gli specialisti, rischia di compromettere l’organizzazione interna e la continuità delle cure.
Accanto alla carenza di personale aumenta anche il fenomeno del burnout. Sempre più medici denunciano stanchezza cronica, pressione elevata e difficoltà nel gestire turni massacranti. Molti stanno valutando il prepensionamento oppure il passaggio alla sanità privata.
Il problema riguarda anche la sicurezza dei pazienti. Con organici ridotti e turni coperti all’ultimo momento, cresce il rischio di rallentamenti, errori e difficoltà nel coordinamento tra ospedale e territorio.
Tra le criticità segnalate emerge anche la difficoltà nel trovare specialisti disposti a lavorare nei reparti più complessi. In alcune strutture ospedaliere si continua inoltre a fare affidamento su medici pensionati richiamati in servizio per evitare ulteriori scoperture.
La fotografia che emerge è quella di un sistema sanitario sempre più fragile, alle prese con una carenza strutturale di personale e con professionisti sempre più vicini all’abbandono del servizio pubblico.
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