L’intervento | Appello ai liberi che vogliono il bene della città

L’intervento di Luigi FraiaA Corigliano-Rossano si avverte, sempre più spesso, la mancanza di un dibattito pubblico strutturato, continuo e realmente aperto, ma soprattutto di un luogo stabile nel quale le idee possano essere coltivate, confrontate e rese produttive. Uno spazio in cui chi abbia volontà, competenze e disponibilità di tempo possa contribuire in modo concreto alla crescita della città nata dalla fusione. L’impressione diffusa è che questo spazio oggi sia debole, poco incisivo, e tuttavia non del tutto assente: una tradizione di confronto civile e di impegno pubblico, infatti, nella storia cittadina è sempre esistita e ha rappresentato un elemento vitale della sua crescita.

Quando la politica organizzata mostra difficoltà nel farsi carico in modo sistematico delle questioni legate alla fusione e, più in generale, alla costruzione di una nuova identità cittadina, il rischio concreto è quello di un progressivo indebolimento della progettualità collettiva. Tuttavia, non è corretto né utile ritenere che tale responsabilità ricada esclusivamente sulle strutture partitiche o sulle istituzioni rappresentative. La complessitàdel processo di integrazione richiede infatti un coinvolgimento più ampio, che vada oltre le sedi tradizionali della politica.

Negli ultimi anni non sono mancati esempi che dimostrano come, anche dal basso, sia possibile far emergere energie, competenze e percorsi di impegno capaci di incidere sul dibattito pubblico e, in alcuni casi, di contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente. La vita democratica, soprattutto a livello locale, non si esaurisce nei partiti o nelle istituzioni, ma comprende una dimensione più ampia di cittadinanza attiva e democratica, che può esprimersi attraverso iniziative autonome, individuali o collettive, capaci di stimolare il confronto e riportare al centro le questioni strategiche per il territorio.

Questo processo appare oggi ancora più necessario, proprio perché il dibattito pubblico sulla città sembra spesso frammentato, intermittente e non sempre all’altezza delle sfide in campo. In contesti nei quali il confronto politico tende a irrigidirsi o a evitare con continuità i nodi più rilevanti, il ruolo dei cittadini diventa particolarmente significativo. Non si tratta di sostituirsi alle istituzioni o alle forze politiche, ma di esercitare una funzione di stimolo, di pressione democratica e di sollecitazione costante, anche attraverso la capacità di alimentare un’opinione pubblica più consapevole.

Non va dimenticato, infatti, che nella storia delle comunità locali spesso sono state proprio le iniziative spontanee della società civile, i comitati, le associazioni culturali e i singoli cittadini a riaprire spazi di discussione che sembravano essersi chiusi o marginalizzati. In molti casi è stato proprio questo tessuto diffuso di partecipazione a riportare attenzione su temi fondamentali per lo sviluppo dei territori. In questa prospettiva, anche il tema della fusione non può essere considerato un capitolo definitivamente concluso sul piano politico-amministrativo. Al contrario, esso richiede un’elaborazione costante e continua, perché riguarda la costruzione reale di una città unitaria, non soltanto la sua definizione formale o istituzionale.

L’integrazione tra due realtà storiche non si esaurisce con un atto amministrativo, ma si consolida nel tempo attraverso processi culturali, sociali e politici che devono essere accompagnati e alimentati. Quando la politica non riesce sempre a farsi interprete piena di questo processo, diventa allora fondamentale che la società civile assuma un ruolo più attivo e responsabile. Non in chiave contrappositiva o antagonista, ma come forma di partecipazione consapevole e di stimolo. La partecipazione, infatti, non può essere ridotta al solo momento elettorale, ma rappresenta una responsabilità continua nella costruzione del dibattito pubblico e nella definizione delle priorità collettive.

È proprio in questo spazio che si misura la maturità di una comunità. Una città cresce non quando i cittadini si limitano ad attendere le decisioni delle istituzioni, ma quando contribuiscono a orientarle attraverso il confronto delle idee, la capacità di proposta e una presenza costante nella vita pubblica. La qualità della democrazia locale dipende in larga parte da questa partecipazione diffusa e non episodica. In assenza di tale dinamica, il rischio è che anche i temi più rilevanti vengano progressivamente assorbiti dalla gestione ordinaria, perdendo quella tensione progettuale indispensabile per trasformare una fusione amministrativa in una reale integrazione politica, sociale e identitaria. La città rischia così di rimanere sospesa, priva di una direzione condivisa e incapace di esprimere pienamente il proprio potenziale.

Per questo motivo, più che immaginare una contrapposizione tra cittadini e partiti, sarebbe opportuno costruire un rapporto dinamico e continuo tra società civile e politica, nel quale ciascuno svolga il proprio ruolo senza deleghe passive. Una società attenta e vigile non si limita a osservare, ma contribuisce attivamente a riaprire il confronto ogni volta che tende a richiudersi su sé stesso o a ridursi a logiche autoreferenziali. Solo in questo modo il dibattito sulla città può evitare di irrigidirsi in equilibri statici o di dissolversi in una sostanziale assenza di confronto, tornando invece a essere ciò che dovrebbe sempre essere: un processo aperto, alimentato dal contributo diffuso della comunità e orientato alla costruzione concreta del bene comune. In questo senso, diventa necessario che la comunità ritrovi energia civile, partecipazione e senso di responsabilitàcollettiva, superando atteggiamenti di rassegnazione o disinteresse che rischiano di impoverire ulteriormente

il confronto pubblico e la stessa qualità della democrazia locale. Il cittadino non può limitarsi al momento – seppur importante – del voto, salvo poi disinteressarsi per anni della vita amministrativa della propria città. Allo stesso modo, chi governa non può considerare esaurito il proprio rapporto con la comunità una volta ottenuto il consenso elettorale, ma è chiamato a rinnovarlo quotidianamente attraverso scelte, ascolto e capacità di risposta. In mancanza di questo equilibrio si crea una frattura progressiva tra istituzioni e cittadini, che diventa terreno fertile per disaffezione e distacco dalla cosa pubblica, fino a minare alla radice la qualità stessa della partecipazione democratica, ed a sfociare nell’astensionismo.

Come la memoria collettiva insegna, le comunità non dimenticano. Così come si ricorda ancora oggi – per esempio – chi ebbe responsabilità nei momenti più delicati della vicenda dello scippo del Tribunale di Rossano, allo stesso modo si valuterà nel tempo chi avrà saputo affrontare con serietà e continuità la sfida della fusione e chi, invece, avrà contribuito poco o nulla a renderla realmente efficace. E’ quella che si chiama responsabilità politica, che è il fulcro della democrazia, perché il cittadino anche se in silenzio, si ricorda al momento del voto.

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