Editoriale | La vera emergenza è sapere che tra noi esiste una ferocia simile | VIDEO

L’editoriale di Matteo Lauria – C’è un aspetto della tragedia di Amendolara che dovrebbe inquietarci ancora più delle immagini dell’auto carbonizzata e dei quattro corpi restituiti alla cronaca.

Se le ipotesi investigative dovessero trovare conferma, il problema non sarebbe soltanto l’esistenza di un assassino o di un gruppo di assassini. Il problema sarebbe scoprire che, nelle nostre comunità, nelle nostre campagne, lungo le nostre strade, vivono persone capaci di una ferocia che pensavamo appartenesse ad altri tempi o ad altri luoghi.

Bruciare vive delle persone. Pensare un’azione del genere. Organizzarla. Realizzarla. Guardare altri esseri umani morire tra le fiamme. È qualcosa che va oltre il delitto. È qualcosa che tocca la dimensione della tortura, della disumanizzazione totale dell’altro.

Oggi le vittime sono quattro cittadini pakistani. Ma sarebbe un errore fermarsi a questo dato. Avrebbero potuto essere italiani, romeni, marocchini, albanesi, africani o sudamericani. Avrebbero potuto essere chiunque. Quando si arriva a un livello simile di brutalità, la nazionalità scompare. Rimane soltanto la vittima e rimane soltanto il carnefice.

Per questo la riflessione che il territorio deve affrontare è più profonda della sola risposta giudiziaria. La repressione è necessaria. Le indagini devono individuare i responsabili e la giustizia deve fare il suo corso. Ma non basta.

Una comunità non può limitarsi a intervenire dopo. Deve interrogarsi prima. Deve capire quali sacche di marginalità, sfruttamento, violenza, illegalità e degrado possano generare situazioni così estreme. Deve rafforzare il controllo sociale positivo, la presenza delle istituzioni, l’integrazione, la legalità nei luoghi di lavoro e nelle campagne.

Non possiamo accettare che notizie di questo genere diventino una tragica abitudine. Non possiamo rassegnarci all’idea che nel nostro territorio possano consumarsi episodi che richiamano scenari di guerra, di regolamenti di conti spietati o di violenza primitiva.

La vera sfida comincia oggi. Perché arrestare un colpevole significa punire un reato. Impedire che una barbarie simile possa ripetersi significa invece difendere una comunità e il suo futuro.

Ed è questo che Amendolara, l’Alto Ionio e l’intera Calabria hanno il diritto di pretendere.

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