Cinghiali, allarme sulla Patata della Sila: raccolti a rischio nelle aree IGP

La presenza sempre più diffusa dei cinghiali nelle aree interne della Calabria torna a preoccupare il mondo agricolo. A finire sotto pressione è questa volta la filiera della Patata della Sila IGP, una delle produzioni più rappresentative del territorio silano, minacciata dai continui danni provocati dagli ungulati nei terreni coltivati.

L’allarme arriva da Coldiretti Calabria, che ha sollecitato un intervento urgente delle istituzioni regionali e degli enti competenti per fronteggiare un fenomeno che, secondo gli agricoltori, sta assumendo dimensioni sempre più difficili da gestire.

Con la fase della semina ormai conclusa, numerose aziende agricole segnalano incursioni nei campi e perdite che rischiano di compromettere parte della produzione. I danni riguardano diverse aree del comprensorio silano e alimentano le preoccupazioni degli operatori del settore, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione e le difficoltà legate all’andamento climatico.

Secondo l’organizzazione agricola, la crescita incontrollata della popolazione dei cinghiali non rappresenta soltanto un problema per le coltivazioni, ma mette a rischio anche la redditività delle imprese e i livelli occupazionali legati al comparto agricolo delle zone montane.

Tra le richieste avanzate figura una piena attuazione delle misure previste dal piano straordinario di contenimento della specie, approvato nei mesi scorsi. Coldiretti evidenzia la necessità di rafforzare le attività di controllo sul territorio e di accelerare tutti gli interventi già programmati.

L’associazione propone inoltre il potenziamento dei selecontrollori, un maggiore coinvolgimento degli agricoltori autorizzati e una diffusione più capillare delle gabbie di cattura nelle aree maggiormente interessate dal fenomeno. Tra le ipotesi anche la creazione di un tavolo operativo permanente per monitorare l’emergenza e coordinare le azioni.

La situazione resta sotto osservazione, mentre il comparto agricolo attende risposte rapide per salvaguardare una produzione che rappresenta uno dei simboli dell’agricoltura calabrese.

 

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