Ci fu un tempo in cui a Rossano veniva don Helder Camara. Qualcuno si chiederà: e chi è? Don Helder Camara – racconta Oriana Fallaci in quel suo libro del 1977 “Intervista con la storia” che ha contribuito a formare tanti settantenni di oggi – è «un povero prete che è un principe della Chiesa, che è uno degli uomini più rispettati al mondo. Un povero prete cui pensano di dare il Premio Nobel per la pace. Un povero prete che quando parla delle torture riesce a riempire l’intero Palazzo dello Sport a Parigi e a svegliare la coscienza di milioni di persone in ogni paese». Don Helder Camara era vescovo di Recife in Brasile e da lì conduceva la sua battaglia contro le violenze della dittatura brasiliana. E veniva anche a Rossano nella Comunità di Santa Maria delle Grazie. Poi, però, un vescovo carrierista, futuro generale di corpo d’armata, decise di chiudere la Comunità e così abbiamo perso la preziosa presenza di tanti uomini illustri che come Camara arrivavano nella nostra Città.
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Ci fu un tempo in cui, fin dal 1862, Rossano era sede del tribunale. Ma ora non più.
Ci fu un tempo in cui sul torrente Celadi c’era un ponte antichissimo che da secoli veniva utilizzato dai viandanti provenienti dalle colline del versante di Santa Maria delle Grazie per raggiungere il paese. Ma ora non c’è più.
Ci fu un tempo in cui nei rioni di Rossano le chiese parrocchiali costituivano centri di aggregazione spirituale e sociale. Ora non più.
Ci fu un tempo tra gli anni ’60 ’70 del secolo scorso in cui a Rossano venne costruito un elaiopolio che avrebbe dovuto servire agli imprenditori locali per convogliarvi tutte le loro produzioni olivicole, per lo stoccaggio dell’olio vergine, il suo confezionamento in bottiglie, lattine e fustini, utilizzando per la commercializzazione un unico brand. Insomma un modernissimo “oleificio prototipo”, con annesso un laboratorio di analisi e altre varie strutture di servizio. Il tutto catalogato come “impianto d’interesse nazionale”. Ora non si sa che fine abbia fatto.
Ci fu un tempo, negli anni ’60 del secolo scorso, in cui Rossano aveva necessità di un piano regolatore con la previsione di una Città Alta, una Città Bassa e veloci collegamenti tra i due centri. Nella Città Alta si sarebbe dovuto conservare e valorizzare il patrimonio storico mentre la Città Bassa si sarebbe dovuta sviluppare con strade squadrate, centri direzionali, costruzioni al massimo di tre piani con giardinetto condominiale e verde pubblico nei quartieri. Ma così non è stato.
Ci fu un tempo in cui a Insiti si costruì quello che sarebbe dovuto diventare un centro sportivo comunale. L’opera non venne finita, addirittura qualcuno se ne impossessò e oggi è rimasta la struttura in cemento armato a testimoniare l’ennesimo fallimento.
Ci fu un tempo in cui a Rossano era vivo l’IRACEB, l’Istituto Regionale per le Antichità Calabresi e Bizantine. Approvato dalla Regione Calabria nel 1989 su iniziativa di due consiglieri regionali rossanesi – Luigi Tarsitano e Peppino Accroglianò – l’Istituto aveva tra le finalità principali quelle di promuovere gli studi e la conoscenza della storia della civiltà della Calabria, dell’età precoloniale al medioevo, mediante la pubblicazione di opere e saggi scientifici, di edizioni critiche di testi ed opere fuori stampa, o di ogni opera utile alla conoscenza della fase storica menzionata. Nonché di organizzare convegni di studio a carattere scientifico nei comuni calabresi più significativi per tradizioni storiche e dotazioni monumentali e artistiche. Insomma con l’IRACEB Rossano doveva diventare il centro culturale di eccellenza per la promozione nel mondo della cultura bizantina calabrese. A far parte dell’Istituto vennero chiamati professori universitari di chiara fama come Giovanna De Chiara Sestito e Filippo Burgarella, che si spese in modo straordinario per la vita dell’Istituto. Tanti altri collaborarono con studi e nei convegni: Emilia Zinzi, André Guillou, Giuseppe Roma, Guzzo, Sangineto, Taliano Grasso, per citarne qualcuno. Per chi non ha frequentazioni degli studi bizantini, si può garantire che trattasi di nomi di primo piano nel panorama universitario sugli studi bizantini. Venne realizzata anche una ricca biblioteca a disposizione dell’Istituto e furono organizzati importanti convegni.
Nel vertice dell’Istituto però erano presenti anche dei rossanesi che come i capponi di Renzo «s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra come accade troppo sovente tra compagni di sventura» e facevano dire al prof. Burgarella: «Voi rossanesi dei bizantini avete il lato peggiore: siete presuntuosi, rissosi e pensate di sapere più degli altri mentre in realtà non sapete nulla». E la sera, dopo le ore di passione trascorse nella sede dell’IRACEB, lo sconsolato studioso cercava sollievo nei piatti della tradizione locale nella trattoria “Al Casello”, dove amareggiato raccontava delle delusioni che nella giornata aveva vissuto dentro l’Istituto. Così è fallito anche il progetto IRACEB e se oggi si cerca nelle pagine dedicate al mondo bizantino, nei manuali di storia dell’arte, di Rossano si dice solo che ha una chiesina che ricorda la Cattolica di Stilo e del Codex nemmeno si parla.
Insomma sì, ci fu un tempo!
Martino A. Rizzo
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I racconti di Martino A. Rizzo ~ di mercoledì su I&CMartino Antonio Rizzo è un grande curioso di storie e avvenimenti rossanesi, coriglianesi e più in generale calabresi e gli articoli che prepara per Informazione & Comunicazione non sono altro che il risultato delle ricerche utili a soddisfare queste sue curiosità. Frutto di tale attività è stata anche la realizzazione del sito AnticaBibliotecaCoriglianoRossano che ormai si è meritato un posto di rilevo tra i siti contenenti libri, articoli e fotografie sulla Calabria, tutti liberamente scaricabili. |