Emergono nuovi e drammatici dettagli sulla strage di Amendolara, dove quattro braccianti agricoli hanno perso la vita. A raccontarli è il superstite, un uomo afghano di 35 anni, che è riuscito a salvarsi sfuggendo alla morte in circostanze drammatiche. La sua testimonianza è stata raccolta da Sky TG24. Secondo quanto riferito dall’uomo all’emittente televisiva, tutto sarebbe iniziato da una protesta dei lavoratori contro le condizioni di impiego. Le vittime, infatti, avrebbero chiesto il riconoscimento di un contratto regolare e una retribuzione adeguata per il lavoro svolto nei campi.
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Successivamente, sempre secondo la ricostruzione fornita dal superstite, i due uomini avrebbero convinto i lavoratori a salire a bordo di un’auto con il pretesto di fermarsi in una stazione di servizio per fare rifornimento. In realtà, secondo la testimonianza, dietro quella sosta si sarebbe nascosto un piano già deciso. Il 35enne ha raccontato di essere riuscito a salvarsi uscendo dal bagagliaio dell’auto mentre aveva le fiamme addosso. Una fuga disperata che gli avrebbe permesso di sopravvivere e fornire agli investigatori elementi ritenuti fondamentali per la ricostruzione dei fatti.
L’uomo ha inoltre spiegato di avere formalmente un contratto di lavoro, ma che nei fatti le condizioni previste non sarebbero mai state rispettate. Oggi vive nella paura per quanto accaduto e per le possibili conseguenze della sua testimonianza. Intanto la Procura di Castrovillari ha disposto il fermo di due persone, che dovranno rispondere delle accuse di omicidio plurimo e pluriaggravato. Domani è programmata una conferenza stampa per i dettagli. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare tutte le responsabilità. Le dichiarazioni del superstite rappresentano ora uno degli elementi centrali dell’inchiesta che sta cercando di fare piena luce su una tragedia che ha scosso l’intero territorio dell’Alto Ionio cosentino.






