In Calabria il tema delle aree interne resta un nervo scoperto. Gli interventi messi in campo negli ultimi decenni non hanno prodotto né inversioni di tendenza né prospettive concrete di sopravvivenza. “Tra 15 o 20 anni molti Comuni saranno polvere” affermano Sandro Fullone e Domenico Mazza, componenti del Comitato Magna Graecia, parlando di un futuro “catastrofico” segnato da spopolamento e denatalità.
Le istituzioni locali e i soggetti sovracomunali, denunciano, hanno rinunciato a qualsiasi impegno politico. A testimoniarlo è anche la recente lettera della Conferenza Episcopale italiana a Governo e Parlamento, un invito esplicito a cambiare rotta.
Denatalità e spopolamento: il rischio implosione
Il dato demografico parla chiaro. Nel 2024 in Italia sono nati appena 370mila bambini, minimo storico che aggrava il saldo già negativo tra nati e deceduti: ogni anno il Paese perde circa 280mila abitanti. “Un Paese senza ricambio è destinato a implodere”, avvertono Fullone e Mazza, indicando la necessità di mobilitare istituzioni, imprese, banche, sindacati e terzo settore.
Eppure l’Europa mette a disposizione strumenti consistenti: Agenda rurale 2040, fondi di coesione, PAC, programmi Leader e Horizon Europe. All’Italia spettano circa 100 miliardi di euro, che però restano inutilizzati a fronte del disinteresse generalizzato della politica.
PSNAI: “Un necrologio di Stato”
Il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) non lascia margini di ottimismo. Il documento, già pubblicato, sancisce di fatto l’abbandono dei territori rurali al proprio destino. “Lo Stato abdica al suo ruolo di collante sociale – scrivono – accompagnando oltre la metà delle 8.000 comunità locali italiane alla decadenza pianificata”.
Nei fatti, significa stop a investimenti, nessun tentativo di trattenere i giovani, servizi ridotti all’osso e un welfare ridotto a palliativo. Una scelta che colpirà 13 milioni di cittadini, in gran parte residenti nel Mezzogiorno, sancendo la frattura tra un’Italia considerata “spendibile” e un’altra destinata all’oblio.
L’Arco Jonico verso il declino
Particolarmente grave la situazione lungo l’Arco Jonico, tra Sibaritide e Crotonese: circa 30 comunità urbano-rurali vedono ridursi già oggi i servizi essenziali e non intravedono alcun piano di rilancio. La prospettiva è quella di una decrescita guidata, un processo che priverà le popolazioni locali non solo di opportunità economiche ma anche di dignità e speranza.
Il ruolo dei sindaci e degli enti intermedi
Il Comitato Magna Graecia richiama con forza i sindaci al loro ruolo di rappresentanza. Non solo quelli dei piccoli centri montani o collinari, ma anche i primi cittadini di Trebisacce, Corigliano-Rossano, Mirto, Cariati, Cirò Marina e Crotone. “Le loro città vivono anche grazie ai servizi erogati alle popolazioni delle aree interne – avvertono Fullone e Mazza – cosa accadrà quando quei cittadini non ci saranno più?”.
La richiesta è chiara: una presa di posizione netta contro le direttive statali che sanciscono la rassegnazione, e l’avvio di azioni congiunte tra amministratori locali e organismi sovracomunali. “Non serve compassione ma giustizia e visione”, scrivono, indicando energie rinnovabili, difesa idrogeologica, agricoltura sostenibile e turismo lento come leve possibili per invertire la rotta.
Un appello alla politica
La denuncia di Fullone e Mazza si colloca a ridosso del rinnovo dell’amministrazione regionale. Le aree interne, affermano, non possono essere trattate come un peso da sopportare, ma come scrigni di opportunità inespresse. “Serve coesione istituzionale e il coraggio di tornare a fare politica per davvero – concludono – perché la morte dei paesi interni non sia la morte di un’intera regione”.
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