Non si fermano le indagini sugli assalti ai bancomat fatti esplodere nelle scorse settimane in Calabria. La convalida dei fermi dei cinque pugliesi ritenuti coinvolti – già collegati, secondo la Procura di Taranto, ai colpi messi a segno a dicembre a Laino Borgo e a gennaio a Camigliatello Silano e Santo Stefano di Rogliano – non rappresenta un punto di arrivo per l’attività investigativa dei carabinieri.
Gli inquirenti stanno ora verificando un possibile collegamento anche con altri due assalti avvenuti a dicembre ai danni di sportelli Atm a Lauropoli di Cassano e Santa Maria del Cedro. La tecnica utilizzata appare infatti sovrapponibile: auto di grossa cilindrata per raggiungere i centri presi di mira, collocazione di ordigni esplosivi tra le 3 e le 5 del mattino per “aprire” i bancomat e immediata fuga in direzione della Puglia.
Al vaglio degli investigatori vi sono l’analisi dei tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate nei pressi dei luoghi colpiti e lungo le principali arterie stradali utilizzate per la fuga.
L’ipotesi investigativa prospetta l’esistenza di un gruppo composto da circa una ventina di persone, suddiviso in più “batterie” operative coordinate tra loro, con la strategia di colpire piccoli centri distanti tra loro per rendere più difficile il collegamento tra i diversi episodi. Una modalità che, tuttavia, secondo quanto emerge dagli sviluppi delle indagini, non avrebbe impedito agli investigatori di ricostruire la rete dei presunti responsabili.
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