Sistemi di refrigerazione alterati a distanza e temperature fino a 50 gradi. Segnalati problemi nel Cosentino. A rischio tonnellate di prodotti alimentari.
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Secondo le prime ricostruzioni, gli hacker avrebbero agito da remoto, modificando i parametri di temperatura degli impianti. In alcuni casi i frigoriferi avrebbero raggiunto i 50 gradi, trasformandosi in vere e proprie fonti di calore e causando il deterioramento dei prodotti conservati.
Le anomalie sono state segnalate in Italia, Belgio, Svezia, Lussemburgo, Estonia, Olanda e Irlanda. Episodi analoghi si erano già verificati in Francia lo scorso 12 ottobre.
In Italia, tra le situazioni segnalate figura quella della Sicilia, dove sarebbero stati interessati alcuni punti vendita Coop nelle province di Catania e Palermo. Giuseppe Spadaro, direttore generale del gruppo Radenza, ha riferito di un’intrusione nei sistemi di refrigerazione che avrebbe provocato l’aumento delle temperature e il conseguente danneggiamento degli alimenti.
Anche in Calabria sarebbero finiti nel mirino i sistemi frigoriferi di alcuni supermercati, stabilimenti e centri di distribuzione, soprattutto nel Cosentino. Sono in corso verifiche per individuare le aziende eventualmente coinvolte e accertare se i sistemi di sicurezza abbiano impedito danni alle merci.
Al momento non risultano rivendicazioni degli attacchi. Gli investigatori stanno valutando l’ipotesi di un’azione coordinata contro le infrastrutture informatiche utilizzate dalla grande distribuzione.
Tra le possibili criticità individuate figurano i software non aggiornati e i dispositivi più datati, che potrebbero presentare maggiori vulnerabilità agli accessi esterni.
L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha convocato un incontro con le associazioni di categoria e le principali aziende della distribuzione per esaminare la situazione e rafforzare le misure di protezione.
Sulla vicenda è previsto anche un approfondimento del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che acquisirà informazioni dal Governo e dai responsabili dei servizi di intelligence.






