CATANZARO – La politica calabrese si trova di nuovo dentro un crocevia noto: quello in cui si incrociano trattative infinite, meccanismi di voto poco conosciuti e un passato fatto di cambi repentini al vertice della Regione. Una partita che si gioca su tre piani diversi ma intrecciati: il tavolo delle alleanze, le regole del sistema elettorale e il peso della storia politica recente.
1. Il tavolo che non decolla
Negli ultimi mesi, nel campo del centro-sinistra, le riunioni si sono moltiplicate. Obiettivo dichiarato: individuare un candidato presidente condiviso, capace di rappresentare le varie anime della coalizione. Obiettivo reale: evitare una rottura che consegnerebbe la Regione al centro-destra prima ancora di iniziare la campagna elettorale.
Le difficoltà non sono solo nei nomi, ma soprattutto nei rapporti interni. Ogni partito difende il proprio spazio. Il Partito Democratico vuole mantenere un ruolo centrale, il Movimento 5 Stelle chiede un peso proporzionato ai voti raccolti negli ultimi anni, le liste civiche e i movimenti locali rivendicano il diritto di contare.
Sul tavolo c’è stata la proposta di Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps. Un profilo tecnico, conosciuto a livello nazionale, radicato in Calabria. Ma la sua candidatura ha subito incontrato resistenze: c’è chi teme una campagna troppo centrata sulla sua persona, chi dubita della sua capacità di mediazione, chi pensa che possa sbilanciare gli equilibri interni.
Il risultato è stato un rinvio. Dopo un incontro carico di tensione, la decisione è stata spostata a dopo Ferragosto. Telefonate fino a tarda notte, messaggi a catena, ma nessuna fumata bianca.
1.1. Il ruolo di Sinistra Italiana e il nodo metodo
Fernando Pignataro, segretario regionale di Sinistra Italiana, ha provato a imporre una cornice diversa: partire da un documento programmatico, scritto e vincolante, che metta al centro sanità, lavoro, infrastrutture. L’idea è che solo un patto politico chiaro possa tenere insieme le diverse anime.
Ma anche qui gli ostacoli non mancano. Alcuni temono che un testo troppo preciso limiti la libertà di campagna. Altri vedono in un patto scritto il rischio di vincoli rigidi in caso di vittoria. Il dibattito resta aperto, ma intanto il tempo passa.
1.2. I movimenti nel Pd
Nel Pd la discussione interna è vivace. Nicola Irto, segretario regionale, sa che non può imporre un nome dall’alto. La base vuole un candidato legato al territorio, capace di parlare anche agli elettori delusi.
Tre profili sono stati sondati, ma nessuno ha raggiunto un consenso pieno. Le correnti interne spingono ognuna per il proprio, temendo di perdere influenza. È la solita partita a somma zero: ogni passo avanti di una corrente viene percepito come una perdita dalle altre.
1.3. Il Movimento 5 Stelle e la tentazione dell’autonomia
Anche nel Movimento 5 Stelle le strategie divergono. Una parte del gruppo, vicina alla linea di Giuseppe Conte, punta a un’alleanza larga. Altri valutano la corsa solitaria, per segnare un profilo autonomo. Questa seconda ipotesi rischierebbe di spaccare il fronte progressista e lasciare campo libero al centro-destra.
1.4. Il centro-destra e la strategia del silenzio operativo
Nel frattempo, il centro-destra resta unito e silenzioso. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega si muovono coordinati. La Lega ha annunciato la presentazione delle proprie liste già entro fine mese, con Salvini pronto a benedire la campagna.
L’obiettivo è mostrare compattezza e organizzazione, mentre gli avversari appaiono indecisi.
2. Come funziona il sistema elettorale calabrese
Capire le regole è fondamentale per leggere le mosse dei partiti. In Calabria, la legge elettorale regionale combina proporzionale e premio di maggioranza.
2.1. Circoscrizioni
La Regione è divisa in tre grandi circoscrizioni:
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Nord: corrisponde alla provincia di Cosenza.
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Centro: raggruppa Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.
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Sud: coincide con la provincia di Reggio Calabria.
I seggi sono ripartiti in base alla popolazione: 9 al Nord, 8 al Centro, 7 al Sud.
2.2. Assegnazione dei seggi
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30 consiglieri eletti con sistema proporzionale.
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Il presidente eletto diventa il trentunesimo membro.
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Il candidato arrivato secondo entra in Consiglio come consigliere di diritto.
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Premio di governabilità: se il presidente eletto ottiene almeno il 40% dei voti, la sua coalizione ha diritto al 55% dei seggi; se supera il 45%, sale al 60%.
2.3. Soglie di sbarramento
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4% per le liste singole.
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8% per le coalizioni.
2.4. Modalità di voto
Scheda unica: si può votare un candidato presidente e una lista collegata, oppure fare voto disgiunto. Sono ammesse fino a due preferenze, ma di genere diverso.
2.5. Implicazioni politiche
Questo sistema spinge a formare coalizioni ampie, perché il premio di maggioranza scatta solo oltre certe soglie. Ma la proporzionale nelle circoscrizioni mantiene spazio per le forze minori, che diventano decisive in fase di trattativa.
3. Venticinque anni di alternanza
Guardare indietro aiuta a capire le resistenze e le paure di oggi. Negli ultimi 25 anni, la guida della Regione è passata più volte da un campo politico all’altro.
3.1. La sequenza
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2000–2005: Giuseppe Chiaravalloti (Forza Italia – centrodestra) → fine legislatura.
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2005–2010: Agazio Loiero (Margherita – centrosinistra) → sconfitto alle elezioni.
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2010–2014: Giuseppe Scopelliti (Popolo della Libertà – centrodestra) → dimissioni dopo condanna.
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2014: Antonella Stasi (PdL – centrodestra, vicepresidente) → interim fino alle elezioni.
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2014–2020: Mario Oliverio (Pd – centrosinistra) → sconfitto alle elezioni.
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2020: Jole Santelli (Forza Italia – centrodestra) → decesso in carica.
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2020–2021: Antonino Spirlì (Lega – centrodestra, vicepresidente) → interim fino alle elezioni.
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2021–oggi: Roberto Occhiuto (Forza Italia – centrodestra) → in carica.
3.2. Il pendolo
Il quadro mostra un pendolo che oscilla tra centro-destra e centro-sinistra, con il centro-destra più spesso in vantaggio nell’ultimo quindicennio. Due volte la legislatura è stata interrotta prima della scadenza naturale: nel 2014 e nel 2020.
3.3. L’effetto sulla politica di oggi
Questa alternanza continua ha creato un clima di diffidenza. Ogni campo teme di trovarsi di nuovo all’opposizione dopo pochi anni, e questo spinge a negoziare in modo esasperato ogni accordo, a proteggere ogni spazio di potere, a preferire la conservazione delle posizioni interne piuttosto che un’apertura rischiosa.
Consiglieri regionali dalla Sibaritide negli ultimi anni
Nel consiglio regionale uscito dalle elezioni del 2021, sei consiglieri provenivano dall’area Sibaritide‑Pollino. Tre in maggioranza e tre in minoranza: Ben 6 i consiglieri regionali provenienti dall’area del Pollino‑Sibaritide: Gianluca Gallo, Pasqualina Straface, Giuseppe Graziano, Davide Tavernise, Mimmo Bevacqua, Ferdinando Laghi.
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