Caporalato e braccianti stranieri, nuove piste investigative dopo la strage di Amendolara

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Dietro le distese agricole che si estendono tra la Sibaritide e il Metapontino si nasconde una realtà fatta di lavoro stagionale, precarietà e sfruttamento. È in questo contesto che gli investigatori stanno cercando di ricostruire il quadro che potrebbe aver fatto da sfondo alla strage di Amendolara, nella quale quattro lavoratori stranieri hanno perso la vita.

Al centro degli approfondimenti vi sarebbe un’inchiesta aperta dalla Procura di Matera a seguito delle denunce presentate da due braccianti bengalesi. Le loro testimonianze avrebbero contribuito a delineare un sistema di gestione della manodopera agricola caratterizzato da forti forme di controllo sui lavoratori, non limitate al solo rapporto di lavoro.

Secondo quanto emerso dai racconti raccolti dagli inquirenti, alcuni intermediari avrebbero organizzato gli spostamenti di decine di braccianti tra Basilicata e Calabria seguendo l’andamento delle campagne agricole. I lavoratori avrebbero denunciato salari particolarmente bassi, alloggi sovraffollati e condizioni di vita giudicate incompatibili con standard minimi di dignità.

Le verifiche investigative si concentrano anche sui rapporti tra lavoratori, aziende agricole e soggetti indicati come presunti caporali. Nel fascicolo comparirebbero nomi già emersi in precedenti segnalazioni riguardanti episodi di sfruttamento della manodopera, mentre gli investigatori stanno cercando di comprendere la natura dei collegamenti esistenti all’interno di questa rete di relazioni.

Particolarmente rilevanti risultano le dichiarazioni rese nel corso del 2025 da alcuni lavoratori stranieri. Le testimonianze descrivono un sistema nel quale il controllo esercitato sui braccianti si estenderebbe agli spostamenti quotidiani, alle sistemazioni abitative e ai rapporti economici. Alcuni lavoratori avrebbero inoltre riferito di difficoltà nel sottrarsi a tali meccanismi e di timori legati a possibili ritorsioni.

Nel quadro investigativo assume un ruolo importante anche il racconto di un superstite della strage di Amendolara. L’uomo ha descritto una realtà caratterizzata da retribuzioni corrisposte in contanti, condizioni abitative estremamente precarie e una forte dipendenza dagli intermediari che organizzavano il lavoro. Elementi che presenterebbero analogie con quelli già emersi nelle denunce raccolte dagli inquirenti.

Le indagini sono ora orientate a ricostruire con precisione i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti e a verificare eventuali connessioni tra il sistema di reclutamento della manodopera e i fatti culminati nell’eccidio. Gli investigatori stanno esaminando testimonianze, contatti e dinamiche che potrebbero contribuire a chiarire il contesto nel quale maturò la tragedia.

Resta al momento una vicenda ancora aperta, nella quale le responsabilità individuali sono oggetto di accertamento. Sullo sfondo emerge tuttavia una questione più ampia, quella dello sfruttamento dei lavoratori agricoli stranieri nelle campagne del Mezzogiorno, fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità del settore.

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