L’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nella Piana di Sibari riporta al centro il problema dello sfruttamento del lavoro agricolo. Il fermo di 20 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento dei lavoratori, ha spinto Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil a chiedere interventi strutturali e la piena applicazione delle norme già esistenti.
Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Secondo le organizzazioni sindacali, l’inchiesta confermerebbe la natura sistemica di un fenomeno denunciato da anni nel territorio. Accanto alle imprese agricole che rispettano i contratti collettivi e la normativa, sostengono Fai, Flai e Uila, opererebbe una parte del settore fondata sull’impiego irregolare e sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri.
I sindacati richiamano le inchieste avviate dal 2020 e la tragedia di Amendolara, sottolineando che la risposta non può limitarsi agli interventi successivi alle indagini o agli episodi più gravi. L’obiettivo, spiegano, deve essere quello di prevenire le condizioni che favoriscono lavoro nero, caporalato e reclutamento illegale.
Tra le richieste avanzate c’è una modifica del decreto legge 145 del 2024, convertito nella legge 187 dello stesso anno. Il provvedimento ha introdotto l’assegno di inclusione per le vittime dello sfruttamento e controlli più rigorosi sui decreti flussi. Per le organizzazioni sindacali, tuttavia, sarebbe necessario prevedere anche uno specifico permesso per attesa occupazione, destinato ai lavoratori stranieri entrati regolarmente in Italia e rimasti senza un impiego.
Una misura che, secondo Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, ridurrebbe il rischio che queste persone finiscano nelle reti di trafficanti e caporali. I sindacati chiedono inoltre canali d’ingresso legali e trasparenti e il superamento del meccanismo del “click day”.
Nel documento viene sollecitata anche l’emanazione del decreto relativo alla Banca dati degli appalti in agricoltura, considerata uno strumento utile per individuare le cosiddette imprese senza terra. Un altro punto riguarda l’introduzione degli indici di coerenza e l’applicazione della legge 199 del 2016 nella sua parte preventiva, con l’obiettivo di far emergere il lavoro irregolare prima degli interventi ispettivi.
Sul piano locale, le tre sigle propongono la costituzione di un Patto territoriale per la legalità, aperto alle istituzioni e alle parti sociali. Il progetto dovrebbe dare attuazione alle misure previste dalla legge regionale calabrese numero 9 del 2018 e rilanciare le Sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità.
Per i sindacati, il confronto non dovrebbe assumere la forma di un tavolo occasionale, ma trasformarsi in uno strumento stabile di coordinamento. All’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, giudicata fondamentale, dovrebbe quindi affiancarsi una risposta politica fondata su prevenzione, controlli e applicazione concreta delle norme.
Il comunicato è firmato da Antonio Pisano per Fai-Cisl Cosenza, Federica Pietramala per Flai-Cgil Castrovillari, Alessia Costabile per Flai-Cgil Cosenza e Antonio De Gregorio per Uila-Uil Cosenza.
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