Caso Maria Francesca Barbieri, l’affondo di ABACO: «L’ASP di Vibo nega il diritto alla cura vicino casa»

CATANZARO / VIBO VALENTIA – Un caso emblematico di quella “malasanità burocratica” che costringe i calabresi a odissee fuori regione o a rinunciare a cure essenziali. L’associazione ABACO Calabria, attraverso il portavoce Saverio Bartoluzzi, solleva il velo sulla vicenda di Maria Francesca Barbieri, una donna che, dopo aver rischiato la vita per una diagnosi (rivelatasi poi errata) in Campania, si trova ora intrappolata nel labirinto delle convenzioni sanitarie vibonesi.

Dalla paura in Campania al ritorno in Calabria

La storia inizia con una telefonata disperata: Maria Francesca, ricoverata in una struttura campana, teme per la propria vita a causa di un problema ematologico che lì non possono gestire. Grazie all’intervento di ABACO, viene trasferita d’urgenza al “Pugliese” di Catanzaro, dove in poche ore la diagnosi allarmante rientra. «Sembrava un procurato allarme per nulla», commenta Bartoluzzi. Dimessa dopo una settimana, per la donna inizia però la seconda battaglia: la riabilitazione.

Il muro dei “posti letto”: il caso Don Mottola

Per tornare a camminare, Maria Francesca necessita di una RSA medicalizzata vicino a Pizzo, dove risiede la famiglia. La struttura individuata è il “Don Mottola” di Drapia, distante solo 35 km. Tuttavia, l’ASP di Vibo Valentia ha opposto un netto rifiuto, sostenendo che i soli 10 posti letto convenzionati siano tutti occupati e invitando la famiglia a scegliere strutture più distanti e “sconosciute”.

«Siamo rimasti basiti – attacca Bartoluzzi –. Non cadiamo nel tranello di proporre noi altre RSA. Ad ognuno i propri ruoli e responsabilità. Da quel momento, dall’ASP è sceso il silenzio».

La proposta tecnica di ABACO al Commissario Sestito

ABACO non si limita alla protesta, ma avanza una soluzione tecnica al Commissario Straordinario dell’ASP, il Dott. Sestito. L’associazione fa notare che la struttura di Drapia ha avviato l’attività l’11 aprile 2026: ciò significa che il budget previsto per i primi tre mesi dell’anno è rimasto inutilizzato.

  • La tesi giuridica: Ai sensi del D.Lgs 502/1992, il rapporto tra ASP e strutture si fonda sui volumi di spesa e non sulla rigida determinazione dei posti letto.

  • La richiesta: Utilizzare il budget residuo per aumentare temporaneamente i posti convenzionati o permettere una deroga per casi eccezionali come quello di Maria Francesca, definita in sede di dimissioni come “paziente in dimissione protetta ad elevata intensità”.

«Il diritto alla cura non si taglia»

Per ABACO, allontanare la paziente dal proprio territorio non è solo un danno psicologico, ma un controsenso economico: ricorrere a soluzioni fuori ambito aggrava le spese per il Servizio Sanitario. «È un caso di appropriatezza prescrittiva al contrario – conclude Bartoluzzi – dove pur di tagliare la spesa si cancella il diritto all’assistenza».

Appuntamento domenica 10 maggio

La vicenda sarà al centro di un’assemblea pubblica indetta da ABACO per domenica 10 maggio 2026 (ore 16:30) presso il Cine Teatro Metropolitano di Reggio Calabria (Via Nino Bixio). Un incontro aperto a cittadini, sindacati e associazioni per discutere del collasso del sistema sanitario regionale.

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