Che Gemma di libro! Per la festa del papà, un omaggio alla paternità attraverso la letteratura

Una rubrica sui libri. Perché? In questo nostro tempo veloce e senza pause, rallentare è l’unica azione possibile per riappropriarci della nostra anima. E lo facciamo con Gemma, docente e grande appassionata di libri di Corigliano-Rossano, che ci aiuta con le sue letture a sgretolare qualche luogo comune del mondo culturale, raccontando in poche parole, ogni domenica, che cosa meriti almeno un’occhiata in libreria. Non perdiamoci i suoi consigli!

SE ANCHE TU NON FOSSI IL MIO…

“Sono diventato babbo!” gioisce Mastro Geppetto, quando il suo burattino di legno si trasforma in un bambino in carne ed ossa. “Le avventure di Pinocchio” di Collodi (1881), tradotto in più di 250 tra lingue e dialetti, è l’emblema del desiderio di paternità che si realizza ma anche dell’amore e della cura incondizionati (indipendenti da effettivi legami biologici) nei confronti di un’altra vita. Di un essere il cui unico scopo, perseguito con grandi sacrifici, è educare un figlio che non riesce proprio a seguire la strada giusta, renderlo uomo. Per poi non vergognarsi, nel momento del bisogno e/o durante la senilità, di mostrare le proprie fragilità e accettare di essere portato sulle spalle. Sì, come Enea portò Anchise e come tanti di noi si riscoprono padri e madri dei loro genitori. Pinocchio, dopo tutte le prove affrontate e le umiliazioni subite, per uscire dal pescecane ci spiazza col ribaltamento dei ruoli: «Non abbiate paura, abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io, coraggio babbo!».

Non so quantificare quanta letteratura si sia occupata della figura paterna. Per rimanere sul fiabesco, ricordo “Papà Gambalunga”, romanzo epistolare della statunitense Webster (1912). La protagonista con le trecce è una giovane orfana senza prospettive, ma all’orfanotrofio arriva un ignoto benefattore che, colpito dal suo talento nella scrittura, le offre la possibilità di frequentare l’università. In cambio lei dovrà scrivergli una lettera al mese per raccontargli dei suoi progressi. L’identità del tutore generoso, di cui ricorda solo una lunghissima ombra (che spiega il titolo), è svelata nell’ultima pagina.

Passando ai classiconi, il primo che viene in mente è “Lettera al padre”. Quante volte avrò sottolineato la frase “Io mi sono sempre rifugiato nella mia stanza, tra i libri”! Breve ma labirintica come qualsiasi cosa vergata dallo scrittore ceco, la lettera, scritta nel 1919 mai giunta al destinatario e pubblicata postuma, sviluppa temi, personali e familiari, imprescindibili. Armatevi e leggetela, vi aspetta il confronto tra chi si sente schiacciato come un insetto e l’homo novus che scoppia di salute. Ci abbinerei quell’ipnotico flusso di coscienza che è “Il male oscuro” di Berto (1964) e almeno il capitolo “La morte di mio padre” de “La coscienza di Zeno” di Svevo (1922).

In “Papà Goriot”, capolavoro di Balzac (1835), la dedizione insana del vecchio Goriot per le due figlie, creature ciniche e amorali che è riuscito ad innalzare a uno stato sociale di molto superiore al suo (rimando a “Mastro-don Gesualdo” di Verga), riflette il pessimismo verso una società dominata dal vizio e dall’avidità. Dissidio interiore e conflitto generazionale alla base della tragedia shakespeariana “Re Lear” (1605). Del Bardo anche una delle tre opere più famose in cui si compie un parricidio, “Amleto” (1602); le altre, citate da Freud in un saggio del 1928, sono “L’Edipo Re” di Sofocle (430-420 a.C.) e “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij (1879). Colossi del teatro e della narrazione. Ne “Il buio oltre la siepe” di Lee (1960), Atticus, oltre a essere l’avvocato che sceglie di difendere l’uomo nero, è padre sensibile di Jem e Scout.

Grande spazio ha riservato alla paternità Jane Austen: ha speso parecchie righe sulle questioni di eredità nell’Ottocento e vi ha celato riflessioni profonde sull’affettività. “Ragione e Sentimento” (1811) si apre con la morte del padre, duplice dramma per le donne Dashwood. Padri che sbagliano e figlie che li adorano in “Orgoglio e pregiudizio” (1813). Un padre sorretto in “Emma” (1816). Padri lontani in Mansfield Park” (1814). Pessimi babbi Sir Eliot e il generale Tilney in “Northanger Abbey” e “Persuasione” (1817).

Per distrarsi, ma non troppo, dopo tanta densità propongo “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta” di Pirsig (1974), racconto filosofico e semi-autobiografico dell’epica cavalcata, da Minneapolis al Pacifico, dell’autore con il figlio Chris, allora dodicenne, su una vecchia due ruote inglese.

Suggerisco altresì: “Mentre morivo” di Faulkner (1930), viaggio folle, molto teso e su un barroccio sgangherato, di un padre e i due figli verso il luogo di sepoltura della madre; “Aspetta primavera, Bandini” di Fante (1938), in cui il capofamiglia Svevo è un italiano immigrato, un “wop”; “Incendi” di Ford (1991), in cui è il padre a essere abbandonato dalla coniuge; “Patrimonio” di P. Roth (1991), introspezione dell’autore su quanto di immateriale il padre Hermann sta per lasciargli; “Molto forte, incredibilmente vicino” di Foer (2005), memorie di Oskar, figlio di Thomas Schell, deceduto l’11 settembre; “La strada” di McCarthy (2006), quella che conduce padre e figlio verso sud a causa di un’indefinita catastrofe; “Gli sdraiati” di Serra (2013), in cui un padre moderno non ce la fa comunque a saltare sul pianeta del figlio; “Nata per te” del politico campano Luca Trapanese che ha adottato Alba (2024).

In settimana, il 21 marzo, si è celebrata la Giornata Mondiale della Poesia (istituita dall’Unesco nel 1999). Innumerevoli i versi, italiani e stranieri, dedicati al genitore. Consiglio di leggere e diffondere le seguenti: “Padre, se anche tu non fossi il mio” di Sbarbaro, “Papà, radice e luce” di Spaziani, “A mio padre” di Gatto, “Ricordo del padre” di Aleramo, “Il pastrano” di Merini, “’O pate” di De Filippo, “Sulla spiaggia di notte” di Whitman, “Papà” di Plath. E “Mio padre” di Machado, a cui rubo un distico per congedarmi: Mio padre nel giardino di casa nostra / mio padre tra i suoi libri, che lavora.

Ciao, papà, tu e i libri siete stati siete e sarete sempre con me.

Gemma

NB. Grazie e buon compleanno ad Elis.

Gemma Guido LIBRO

Che Gemma di libro! ~ ogni domenica su I&C

Gemma Acri Guido è nata a Cariati e cresciuta a Rossano. Ha poi cambiato casa e paese più volte di quelle in cui si è lasciata tagliare i capelli.
Dopo qualche anno nelle scuole del Cuneese, ora insegna Lettere al Liceo artistico di Ciampino. In precedenza è stata corrispondente de “Il Quotidiano della Calabria”, editor e correttrice di bozze. Le piace mangiare (anche se non si direbbe!), andare al cinema, viaggiare e camminare. Crede che i suoi genitori l’abbiano ormai perdonata per aver trasformato la loro casa in una biblioteca. E che l’ironia, i cani e la poesia salveranno il mondo. Oltre alla lettura, naturalmente!

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