Corigliano Rossano – Serata unica ed emozionante quella svolta il 27 agosto nella Biblioteca Diocesana Santi Nilo e Bartolomeo di Rossano con la presentazione della mostra di pittura “I colori dell’anima” dell’artista Umberto Romano.
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Le opere di Romano hanno una matrice che dall’impressionismo sfociano nel fauvismo. La forza del tratto deciso e singolare della pennellata o della spatola, la vivacità del colore sulla tela, il suo uso attraverso l’accostamento del blu, giallo, rosso spalancano la superficie limitata dell’opera e danno l’idea dell’immensità della terra d’Africa e dell’intensità di emozioni percepite dell’animo umano.
Curata e illustrata dalla storica d’arte Achiropita Tina Morello, la serata ha vissuto momenti di connubio tra arte visiva e letteratura, con la lettura di tredici poesie di autori vari.
Tema della mostra sono gli Invisibili, un esercito di migliaia di persone in fuga dai paesi dell’Africa; nelle opere esposte, il colore diventa filo conduttore che per l’artista è strumento per esprimere emozioni, allontanandosi da una descrizione fedele della natura e della materia.
In Gambe nella foresta e Rosso d’Africa, il maestro ha optato per una sostituzione cromatica esprimendo un’arte libera dalle convenzioni e proietta l’osservatore in un mondo rigoglioso, una natura selvaggia a tratti indomita.
Le pennellate forti e decise in Fuga nel deserto e Sahara raffigurano l’errare di una folla di invisibili e a ogni pennellata data l’artista ha mescolato, insieme al colore, la terra, il sole, la fatica, il sudore, la disperazione, il sangue, in un equilibrio tra sofferenza e speranza.
I tre dipinti Similitudini/Sbarchi mostrano l’azzurro del mare, del cielo ma rimangono tracce di rosso, quel rosso sangue di cui il Mare nostrum d’accoglienza, oggi si sta riempendo.
Umberto con una sintesi estrema e una semplificazione delle forme, elimina la prospettiva e le proporzioni convenzionali ma rimane in una dimensione reale e per molti versi crudele.
Le città degli invisibili e I tram degli invisibili sono opere dipinte con un’atmosfera rarefatta, uomini e donne “invisibili” con i loro drammi e le loro fragilità sopraffatti da ritmi e metodi produttivi di una società frenetica e disumanizzata, sono i veri protagonisti; essi vivono ai margini delle nostre città, volti sconosciuti di una massa indistinta, rilegata ai margini della narrazione storica.
Chiude la mostra Angoscia e Inquietudine, due volti di invisibili emergono con i colori e i tratti etnici distintivi della cultura d’origine, non vogliono scomparire ma piuttosto rigenerarsi in forme inedite, dando vita a nuove modalità di integrazione e rigenerazione.
Wasillij Kandinsky nel suo “Lo spirituale nell’arte” del 1912 scrisse, “Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde.” Umberto, con le sue “tele sporche”, ha saputo accordare con grande armonia, colori e anima.
Dopo il benvenuto a cura del direttore della Biblioteca, don Pino De Simone, gli appassionanti interventi di Giuseppe De Rosis e Salvatore Martino hanno dato vita a interessanti spunti di riflessione e dibattito. Tredici i lettori di poesie di Romano, Segen, Martino, Omero, Ovidio, De Luca hanno creato momenti magici e coinvolgenti (Comunicato stampa).






