Corigliano-Rossano è tornata a essere al centro della discussione politica calabrese. Dopo le elezioni regionali, il sindaco Flavio Stasi ha scelto di parlare apertamente, senza formalismi, offrendo una riflessione che parte dal dato cittadino per allargarsi alla condizione complessiva del centrosinistra. Le sue parole tracciano una linea netta: il problema non è solo il risultato elettorale, ma il modo in cui la politica ha smesso di rappresentare la città. Il primo cittadino affronta il tema senza giri di parole. «Credo che si debba ripartire da una nuova classe dirigente» dice. «La testa sul fitto consecutiva è un esame che ha bocciato una classe politica, una classe dirigente. Bisognerebbe avere la saggezza e la notorietà di lasciare spazio. Ci sono tanti giovani amministratori, giovani dirigenti locali che vogliono dire la propria, che lottano quotidianamente sotto il potere di riferimento. Penso che da lì si debba e si possa ripartire». Dietro il ragionamento di Stasi c’è una critica chiara all’autoreferenzialità di un gruppo dirigente che, a suo dire, ha smarrito il contatto con la comunità. La città unica di Corigliano-Rossano, nata dalla fusione dei due centri, è diventata nel tempo un laboratorio politico naturale. Ma la gestione della rappresentanza continua a mostrare limiti strutturali. Le liste regionali — secondo il sindaco — hanno ignorato l’equilibrio territoriale, escludendo di fatto una parte importante della popolazione attiva e amministrativa.
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«Ci sono stati degli errori, l’ho detto e lo ripeto» spiega. «Errori nella configurazione delle liste. È stato sbagliato lasciare sguarnito un intero pezzo di territorio, perché la città è unica, ma la gente ha bisogno di rappresentatività. E questo il centrosinistra non è stato in grado di garantirlo». In queste parole si legge la frattura tra due mondi: quello politico, chiuso nei propri meccanismi interni, e quello civico, dove la partecipazione resta viva ma disillusa. Stasi, che governa una delle città più popolose della Calabria, conosce bene il sentimento di distacco che cresce nei quartieri, nei centri storici e nelle periferie. Il voto, spiega il sindaco, ha parlato in modo inequivocabile. «Gran parte della gente che non è andata a votare è la gente di centrosinistra» osserva. «Non perché mancasse un candidato presidente autorevole, ma perché nel complesso non si è data una proposta credibile e solida».
Nelle sezioni di Corigliano-Rossano si è registrata un’astensione superiore alla media regionale. È un dato che pesa, soprattutto se si considera la presenza di un’amministrazione comunale riconducibile a un’area progressista. Stasi ne è consapevole e lo interpreta come un segnale di allarme: un messaggio diretto non solo ai partiti, ma anche alle istituzioni locali. «Penso che quello che voglia anche la nostra base, la nostra gente, il nostro elettorato, ce lo sta dicendo con lo strumento più alto e nobile che ha, che è il voto. Credo che ci sia bisogno di una riflessione, di una discussione che ho voluto stimolare, e sono felice di averlo fatto perché finalmente la si smette di far finta di nulla». Le sue parole rimandano a una questione più ampia: la crisi di fiducia. Per anni, Corigliano e Rossano hanno espresso una classe politica capace di orientare le scelte regionali. Con la fusione, quella forza si è dispersa, complice l’incapacità delle forze politiche tradizionali di costruire un progetto unitario. Oggi la città paga quella frammentazione.
Per Stasi, la radice della sconfitta sta nella preparazione superficiale delle liste e nella mancanza di una visione territoriale. «Le prossime elezioni regionali si preparano da oggi, non si preparano da un mese prima» ammonisce. La sua frase, più che un rimprovero, suona come un avvertimento. Il sindaco non parla per sentito dire: conosce bene la complessità del territorio. Corigliano-Rossano è una realtà di oltre 70 mila abitanti, seconda solo a Cosenza per dimensioni. Eppure, nei meccanismi regionali, continua a pesare meno di quanto meriterebbe. L’assenza di candidati fortemente radicati ha lasciato spazio a figure esterne o meno rappresentative, alterando gli equilibri. «È stato sbagliato lasciare sguarnito un territorio così popoloso» ribadisce Stasi. «La gente ha bisogno di sentirsi rappresentata, di sapere che chi si candida conosce le problematiche locali e ne porta il peso nelle sedi istituzionali».
Corigliano-Rossano resta una città complessa, ancora attraversata da sensibilità e appartenenze diverse. Stasi lo sa bene: la fusione, pur avendo portato una visione unitaria, ha anche moltiplicato le aspettative e le tensioni. In un contesto simile, la rappresentanza politica diventa una questione identitaria. Alla domanda sui risultati di candidati come Pasquale Straface, il sindaco risponde con una calma che maschera una critica netta: «Credo semplicemente che sia stato lasciato campo libero, e che chi lo ha avuto sia stato bravo a riempirlo. Ogni elezione fa storia a sé. Non c’era probabilmente chi effettivamente arginava». Per lui, la politica non perdona i vuoti: se un territorio resta scoperto, qualcuno lo occupa. È accaduto anche in questa tornata elettorale, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. «C’è stato chi ha lasciato campo libero e chi è stato bravo ad occuparlo» ripete. Dietro la frase, si legge una lezione che va oltre il momento: la forza politica non si improvvisa, si costruisce. E quando viene trascurata, si perde.
Oggi Corigliano-Rossano vive un equilibrio delicato. L’amministrazione comunale, guidata da Stasi, ha retto negli anni fasi complesse, segnate da difficoltà economiche e da un processo di integrazione ancora in corso tra i due ex comuni. Il sindaco rivendica il lavoro fatto ma avverte: senza una rappresentanza politica solida a livello regionale, la città rischia di restare un corpo isolato. «Io sono il sindaco dell’intera città, ma nella configurazione delle liste non bisogna partire dai singoli, bensì da un’organizzazione generale» spiega. In altre parole, il problema non è la somma dei voti, ma la costruzione di una visione condivisa. Il caso di Corigliano-Rossano, nelle parole di Stasi, diventa un paradigma. La città rappresenta un pezzo significativo della Calabria che si sente poco ascoltato e spesso escluso dai centri decisionali. «Penso che quello che la nostra gente ci sta dicendo» sottolinea, «è che serve una proposta credibile e solida».
Corigliano-Rossano, con le sue dimensioni e la sua storia, continua a essere un banco di prova per la politica calabrese. Se il centrosinistra vorrà ritrovare un legame con la propria base, dovrà ripartire proprio da qui. La città ha dimostrato di saper cambiare, di saper creare identità nuove. Ora chiede una rappresentanza all’altezza. Stasi lo dice chiaramente: «Le prossime elezioni si preparano da oggi». È una frase che sintetizza la sua visione: programmazione, lavoro di squadra, attenzione ai territori. Dietro la riflessione del sindaco c’è la consapevolezza che la fusione non può restare un esperimento amministrativo. Deve diventare un modello politico e sociale. Una città unita è anche una città che pretende di contare.
In conclusione, il sindaco affida alle sue parole un messaggio che va oltre la cronaca del voto. «C’è bisogno di una nuova classe dirigente» ribadisce. Non è uno slogan, ma un’esigenza concreta. La città ha energie, idee, giovani amministratori. Ma finché non ci sarà spazio per loro, il centrosinistra continuerà a parlare a se stesso.
Corigliano-Rossano, per storia e popolazione, potrebbe diventare il punto di ripartenza di una nuova stagione politica. Stasi lancia il segnale, spetta agli altri coglierlo






