Tra Corigliano-Rossano e Sibari si continua a fare i conti con le conseguenze dell’esondazione del Crati. Le acque si sono in parte ritirate, ma la situazione resta complessa, soprattutto a Cassano allo Ionio, dove decine di famiglie non hanno ancora potuto rientrare nelle proprie abitazioni.
Sono circa 190 le persone che, dopo essere state costrette venerdì scorso ad abbandonare le loro case, restano ospitate nelle strutture ricettive messe a disposizione dal Comune. Di queste, 60 risiedono tra contrada Lattughelle e il complesso nautico dei Laghi di Sibari. Altri 130 residenti dei Laghi di Sibari non possono ancora rientrare a causa della presenza di 60-70 centimetri di acqua all’interno o nelle immediate pertinenze delle abitazioni.
Il quadro dell’emergenza si intreccia ora con quello istituzionale. Dopo la richiesta avanzata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, il Governo sta valutando la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. A confermarlo è stato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, spiegando che «per la Calabria c’è un’istruttoria in corso da parte del Dipartimento».
La procedura prevede che, ricevuta la richiesta della Regione, il Dipartimento nazionale di Protezione civile avvii una verifica tecnica per valutare l’entità dei danni e la necessità di risorse straordinarie. Solo al termine di questa fase il Consiglio dei ministri potrà deliberare lo stato di emergenza e predisporre i primi stanziamenti.
Nel frattempo, nei territori colpiti dalla piena si lavora senza sosta per ripristinare la viabilità, verificare le infrastrutture e assistere la popolazione. Restano sotto osservazione argini, canali di scolo e reti di servizio, mentre proseguono i controlli su acquedotti, rete fognaria ed elettrica.
Musumeci ha sottolineato che eventi di questo tipo non possono più essere considerati eccezionali. «Dobbiamo convivere con questa realtà», ha dichiarato, evidenziando la necessità di affiancare agli interventi strutturali anche una prevenzione non strutturale, a partire dall’educazione e dalla cultura del rischio.
Per le famiglie ancora lontane dalle proprie case, però, la priorità resta una sola: poter tornare alla normalità. Ma finché l’acqua non sarà completamente defluita e le condizioni di sicurezza non saranno ripristinate, l’emergenza Crati continuerà a segnare la quotidianità di un territorio che attende risposte concrete e tempi certi per la messa in sicurezza definitiva.
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