Depurazione: i comuni hanno fallito. L’appello del gruppo Lampare: «La Regione intervenga subito»

L’estate turistica è finita, ma sul litorale restano i problemi irrisolti. Dalle risorse revocate a Mandatoriccio ai sopralluoghi sul Fiume Nicà a Cariati, l’affondo dei consiglieri contro la cattiva gestione degli impianti.

L’estate turistica è ormai alle spalle, gli eventi sono stati archiviati e i riflettori si sono spenti. A restare, tuttavia, sono i cittadini e i problemi reali del territorio. Tra Mandatoriccio, Cariati e gli altri comuni della costa emerge con forza un fallimento amministrativo diffuso nella gestione degli impianti di depurazione, nella capacità di programmare gli interventi e nel trasformare i finanziamenti pubblici in opere realmente funzionanti.

Si annunciano milioni di euro, si pubblicano comunicati e si promettono lavori, ma alla fine si registrano regolarmente ritardi, fondi revocati, opere incomplete e manutenzioni insufficienti, con impianti gestiti in regime di emergenza permanente.

La situazione a Mandatoriccio e le criticità a Cariati sul Fiume Nicà
A Mandatoriccio si registra il caso emblematico di un depuratore finanziato e mai completato, con circa 600 mila euro di risorse revocate e criticità segnalate da tempo da cittadini e associazioni.

A Cariati, a seguito delle segnalazioni ricevute, il gruppo consiliare Lampare ha effettuato diversi sopralluoghi lungo i corsi d’acqua e nelle aree esterne al depuratore del Fiume Nicà, entrando direttamente nel letto del fiume insieme ai rappresentanti di Legambiente. Le verifiche visive hanno evidenziato:

Ristagni d’acqua scura e maleodorante.

Colorazioni anomale verdi e grigio-brune.

Presenza di materiale organico, patine e rifiuti.

Una vena d’acqua torbida che confluisce nelle pozze.

Bolle e schiume superficiali in un alveo quasi asciutto e privo di capacità di diluizione.

In prossimità del depuratore l’odore persistente e nauseabondo ha reso impossibile la sosta prolungata. Pur evidenziando la necessità di campionamenti ufficiali per stabilire con certezza la natura e la provenienza di quei flussi, i consiglieri sottolineano che la mancanza di analisi non può diventare un alibi per gli amministratori: se mancano i dati, il problema risiede nel mancato controllo o nella mancata pubblicazione dei risultati da parte degli enti competenti.

Il silenzio istituzionale e le richieste d’intervento
Già nel 2025 Calabria Verde aveva trasmesso diverse segnalazioni relative a scarichi e criticità ambientali nei torrenti di Cariati (ID 20765, 20851, 23831, 23922 e 31929). Già dal 1° dicembre 2025 era stata avanzata una richiesta formale all’Ufficio Tecnico per ottenere verbali, analisi, sopralluoghi e provvedimenti, rimasta tuttavia senza risposta.

Per fare chiarezza, sono state trasmesse due PEC consecutive al Comune, ad ARPACAL, ASP, Guardia Costiera, Carabinieri Forestali, Calabria Verde e Regione Calabria, allegando fotografie e coordinate precise per richiedere controlli immediati, campionamenti, verifiche sugli scarichi autorizzati e sui registri di funzionamento.

L’appello alla Regione e al presidente Occhiuto
La gestione di un impianto di depurazione richiede continuità, controlli quotidiani e prevenzione, non interventi dettati dall’emergenza estiva o dalle denunce delle opposizioni. Nessun comune può scaricare le responsabilità su enti terzi o vicini, poiché il mare non ha confini e il danno d’immagine per la Calabria è enorme.

Da qui la chiamata in causa diretta del presidente della Regione Roberto Occhiuto: a fronte della narrazione legata alla “Calabria Straordinaria”, i consiglieri chiedono fatti concreti, controlli rigorosi, analisi pubbliche e la fine di una gestione che vede i territori sfruttati come vetrine turistiche per poche settimane e poi abbandonati ai propri problemi strutturali.

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