La tavola non è solo piacere: è salute. Lungo la costiera ionica cosentina cresce l’attenzione su ciò che arriva nei piatti, tra dubbi su materie prime, filiere e pratiche di cucina. Non è allarmismo, ma una presa d’atto: numerose patologie trovano un legame con l’alimentazione e ignorarlo significa rinunciare a prevenzione e responsabilità.
I segnali non mancano. In diversi contesti emergono criticità nella conservazione, nella tracciabilità e nella scelta degli ingredienti. Il tema riguarda ristorazione e distribuzione, con effetti diretti su cittadini e visitatori. Il turismo, che qui rappresenta una leva economica decisiva, non può permettersi passi falsi: un servizio approssimativo allontana, una cucina scadente danneggia.
Accanto al cibo, c’è il servizio. Professionalità, organizzazione e cura del cliente restano disomogenei. Eppure gli strumenti esistono: istituti alberghieri, percorsi pubblici, scuole private. Una domanda resta aperta: dove si inseriscono queste competenze? Il raccordo tra formazione e impiego appare ancora debole. Qualcosa si muove, ma non basta a garantire standard diffusi.
La qualità ha un prezzo, è noto. Ma il risparmio ottenuto con pratiche discutibili genera costi più alti: perdita di credibilità, ricadute sull’immagine del territorio, rischi sanitari. Servono controlli più stringenti, criteri chiari, verifiche costanti. E serve un patto tra operatori, enti e scuole per valorizzare chi lavora bene e accompagnare chi deve migliorare.
Questa campagna nasce da qui: accendere un confronto serio, basato su dati, ispezioni e testimonianze. Non possiamo lasciare al caso ciò che mangiamo, è il punto. La costiera ionica cosentina ha tutte le risorse per offrire eccellenza: occorre renderla regola, non eccezione.
Matteo Lauria – Direttore I&C
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