Editoriale. Travaglio e il tribunale negato: quando chi parla da lontano dimentica il Sud

Le parole pronunciate in televisione da Marco Travaglio, durante la trasmissione condotta da Luca Sommi, hanno acceso una reazione netta e diffusa. Sui social cresce lo sdegno di cittadini che non si sentono rappresentati, ma colpiti. Nel mirino non solo il ministro Nordio, ma anche il senatore Ernesto Rapani, sul tema della possibile riapertura del tribunale di Corigliano Rossano. Da Travaglio molti si sarebbero aspettati altro. Vicinanza, attenzione, sostegno per una terra sofferente i cui cittadini pagano le tasse esattamente come i cittadini del Nord.  Resta il rispetto per un professionista seguito da anni, stimato per rigore e tenacia. Ma l’amarezza è forte. Non per una critica politica, bensì per la distanza evidente da una realtà che qui si vive ogni giorno. Chi parla dai grandi studi televisivi conosce l’alta velocità, ospedali che reggono, lavoro stabile, stipendi certi. In queste terre no. Qui si sopravvive, si resta a galla. Non serve elencare emergenze, violenze, aggressioni. Sono note. Proprio per questo ci si aspettava una richiesta chiara di maggiore presenza dello Stato, non un passo indietro.

Meglio sorvolare su errori geografici o su accorpamenti mal compresi, serve a poco. Il nodo vero è un altro, ed è sorprendente che venga ignorato da chi spesso richiama la questione morale. Nel 2012 è stato cancellato un presidio giudiziario sulla base di carte false, che sono rimaste tali e su cui nessuno ha mai inteso fare chiarezza. Vi è traccia in un documento ispettivo sia dell’ex sen. Enrico Buemi  sia dell’attuale Senatore Ernesto Rapani, gli unici a chiedere spiegazioni. Ma dall’altra, un muro di gomma! E non si ritorna sul perché sia stato colpito il solo presidio jonico mentre altre realtà molto più piccole come Paola, Palmi, Locri sono rimasti in piedi, piuttosto sulle dinamiche che hanno determinato la chiusura del presidio di Corigliano Rossano.

Una su tutte: l’edificio di Castrovillari costruito negli anni 2000 per un bacino di 120mila abitanti, fu ritenuto ( in una relazione ministeriale che attribuiva tale dichiarazione all’allora presidente del tribunale di Castrovillari) più che sufficiente (locali sovrabbondanti) per un bacino di 240 mila abitanti (una volta assorbita l’utenza dell’ex tribunale di Rossano), pochi anni dopo diventa improvvisamente inadeguato. Parte così la richiesta di un ampliamento per un totale di circa 15 milioni di euro. Due versioni opposte, una sola verità taciuta. Qualcuno ha raccontato il falso. E nessuno ha vigilato. Non lo Stato. Non chi doveva controllare. Nemmeno chi oggi si indigna a comando. Ecco, da una figura come Travaglio e da altri, ci saremmo aspettati battaglie di questo genere. Travaglio, d’altronde, che oggi è vicino alle posizioni di Conte forse  ha dimenticato che la riapertura del tribunale di Corigliano Rossano era scritta nero su bianco nel programma del governo Lega–Cinque Stelle. Una promessa usata per raccogliere voti e poi lasciata cadere nel silenzio. E qui s’innesca anche la politica pentastellata nata al tempo per gridare giustizia sul modo di concepire la cosa pubblica, per poi silenziarsi sulle magagne che riguardarono il tribunale jonico, l’unico in tutta la fascia jonica da Crotone a Taranto.  Qui non si parla di uno scontro mediatico. La posta è politica e civile. Davanti a ricostruzioni distorte e a fatti ignorati, restare zitti significa accettare. E su giustizia, diritti ed equità territoriale, accettare non è più possibile.

Matteo Lauria – Direttore I&C

 

 

Articoli correlati: