«Fare gli esami del sangue è diventato impossibile. Si rischia di aspettare ore. Arrivi alle otto e mezza e, se ti va bene, ti chiamano alle undici e mezza». Le segnalazioni degli utenti evidenziano attese sempre più lunghe al Centro Trasfusionale dello Spoke, anche per un semplice prelievo. Racconta di mattinate intere trascorse in attesa, di pazienti anziani stanchi, di genitori con bambini piccoli e di persone costrette a rinviare altri impegni di lavoro o di cura. «E quando c’è un anziano come si fa?», si chiede, con amarezza.
Non è una polemica contro il personale sanitario, anzi. «I medici e gli infermieri sono encomiabili – dice – li ho visti fare i salti mortali per cercare di accontentare tutti. Ma come si può pretendere di gestire un territorio di 80 mila abitanti, che con l’utenza dei paesi vicini arriva facilmente a 200 mila persone, con solo due medici in servizio e quattro infermieri?».
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Chi frequenta abitualmente il reparto parla di una situazione limite, gestita con grande senso di responsabilità dal personale medico e infermieristico. «Ho visto il dirigente medico uscire più volte per scusarsi con i pazienti, cercando di spiegare i motivi dei ritardi. Mi sono vergognata a lamentarmi, perché capisci che non è colpa loro». Eppure il disagio resta, e cresce ogni giorno. «Non si può far aspettare un anziano tre ore per un prelievo – aggiunge l’utente –. Serve personale, servono risorse, servono risposte».
Il Centro Trasfusionale dello Spoke di Corigliano-Rossano è un presidio essenziale per l’intera fascia ionica, ma il rischio concreto è che il servizio non riesca più a reggere. I cittadini lanciano un appello accorato alle istituzioni, all’Asp di Cosenza e alla Regione Calabria: “Si intervenga subito. I medici fanno il possibile, ma da soli non possono più sostenere questo peso. Non lasciamo morire un reparto vitale per la salute di tutti”.





