Una “Caporetto” che ne certifica l’inadeguatezza e per la nostra regione potrebbe aumentare le difficoltà a reperire professionisti in futuro.
Di fronte a questa “Caporetto”, il Governo centrale è chiamato a fare un passo indietro e a rivedere la riforma sui test d’ingresso a Medicina. Nei primi quiz a superare la soglia di sbarramento è stato poco più del 10% degli studenti, un dato che certifica l’inadeguatezza del nuovo sistema. Con queste premesse, soprattutto in regioni come la nostra, si rischia di dover reperire medici a Cuba ancora per molto tempo.
La riforma, pensata per abolire il numero chiuso, in realtà si limita a posticipare lo sbarramento con modalità che, tuttavia, non mettono gli studenti nelle reali condizioni di superare la selezione. Il cosiddetto Semestre Filtro, durante il quale ci si prepara a sostenere i primi esami curriculari per poi affrontare la prova d’ingresso, impegna i ragazzi nello studio, ma non consente loro di prepararsi in maniera adeguata alla selezione vera e propria.
Il risultato è un grande caos, una situazione di limbo per gli iscritti e difficoltà sia per gli Atenei, impossibilitati a programmare l’anno accademico con certezza, sia per le famiglie, ancora inconsapevoli – nel bel mezzo dell’anno di studio – se i propri figli otterranno l’accesso a Medicina e dove andranno a studiare.
La corsa ad ostacoli e la crisi strutturale
In una situazione come quella della Calabria, questa corsa ad ostacoli non fa che peggiorare, con uno sguardo al futuro, il fenomeno della carenza dei medici. Molte delle nostre studentesse e studenti scelgono di laurearsi fuori regione. Chi decide di studiare qui – dove ribadiamo che la qualità della formazione è alta – opta poi per lavorare altrove. D’altronde, a parità di qualifica e ore lavorative, i nostri medici risultano essere i meno pagati d’Italia.
La soluzione, forse, non risiede nei semestri filtro e nei test a risposta multipla, in quanto la preparazione dei nostri studenti non si racchiude in una crocetta messa al posto giusto. Occorrono strutture all’avanguardia e sicure dove i medici non debbano avere paura di operare, c’è bisogno di ospedali attrattivi che consentano, come nel resto delle regioni, di fare carriera e bisogna aumentare gli stipendi e pensare turni tollerabili, piuttosto che prestazioni lavorative infinite, fonti di stress e insoddisfazione.
Il problema delle specializzazioni e la “sanatoria” in arrivo
Un focus cruciale va posto sulle specializzazioni. Alle nostre latitudini spesso mancano nefrologi, radiologi e altri esperti di settore. Il rapporto Gimbe congiunto ai dati Iss parla chiaro: il numero di medici in Italia è superiore alla media europea, ma i problemi si riscontrano rispetto al numero di specialisti che si formano, in particolare in settori come medicina d’urgenza, radiologia e patologia, a causa dello scarso numero di borse di specializzazione.
Tornando alla legge Bernini, le criticità erano evidenti già nei primi momenti di discussione della riforma. Ora il Governo potrebbe tentare di correre ai ripari con una sorta di sanatoria che graverà, ancora una volta, sulle singole Università. Si prevede di far recuperare i debiti agli studenti che non hanno ottenuto la sufficienza ai test, introducendo di fatto prove di riparazione. Una procedura farraginosa che, piuttosto che mettere al centro la meritocrazia sbandierata all’inizio, rischia di trasformarsi in una procedura complessa e ambigua, che posticipa soltanto il problema.
Ci chiediamo: questo sistema potrà davvero garantirci medici di qualità?
Il tema, ovviamente, non riguarda solo gli aspiranti medici e le loro famiglie, ma coinvolge tutti da vicino perché, così continuando, non si risponde al bisogno di una sanità efficiente e sicura. Confidiamo pertanto negli autorevoli esponenti del Centrodestra in Regione affinché si facciano promotori, all’interno del partito fino alla maggioranza di Governo, di un cambiamento di rotta. Sarebbe catastrofico continuare in questa direzione pur di non ammettere l’errore.
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