Fusione, si chiede la revoca della delibera

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Ritiro dell’atto d’impulso, essendone venuti meno i presupposti di legittimità e di opportunità. E’ questa la richiesta, per certi versi forte e sconvolgente, che viene formulata al sindaco della città, Giuseppe Geraci, dal Movimento 5 Stelle. Gli esponenti pentatellati ausonici giungono a questa dirompente richiesta al termine di un ragionamento, abbastanza articolato, contenuto in una nota stampa diffusa, scrivono dal Movimento, per una corretta informazione all’opinione pubblica.
“Il Presidente della regione Calabria, – scrivono dal M5S- in data 26.4.2017, ha emesso il decreto per l’indizione del referendum volto alla consultazione delle popolazioni di Corigliano e Rossano in ordine all’ipotizzata fusione. Sennonché, per ragioni mai rese pubbliche ed a tutt’oggi sconosciute, detto decreto venne emesso nonostante fosse già abbondantemente scaduto il termine previsto per la sua adozione. Infatti, per l’art. 41 della legge regionale n. 13 del 1983, detto decreto andava adottato entro giorni dieci dalla delibera del Consiglio regionale n. 177 del 27.1.2017, mediante la quale veniva approvata la proposta di legge n. 182/10 (con cui, in applicazione dell’art. 40 legge cit. n. 13/1983, veniva stabilito d’indire il referendum consultivo). In parole povere, l’adozione del decreto del Presidente della regione si pone contro la legge, sicchè la sua illegittimità è destinata a riflettersi sulla validità della stessa consultazione referendaria . Il termine ristretto di giorni dieci, evidentemente, – spiega ancora la nota – si giustifica per il fatto che sia l’approvazione della proposta di legge che la consultazione referendaria vanno “contestualizzate”, ossia rapportate a precisi requisiti su cui dovrebbe altresì basarsi il preliminare giudizio cd. di meritevolezza (per il quale la fusione dovrebbe essere ritenuta conveniente), giudizio peraltro mai espresso (in modo inspiegabile) dalla regione Calabria. Infatti, in caso di violazione del predetto termine di giorni dieci (cioè d’indizione del referendum oltre detto termine), venendo meno la necessaria concentrazione e contestualità dei suddetti momenti procedurali (approvazione della proposta ed indizione del referendum), si correrebbe il rischio di provocare la consultazione popolare in presenza di condizioni oggettivamente diverse da quelle prese in considerazione nella fase preliminare in cui si colloca altresì il cd. giudizio di meritevolezza. Per essere più chiari: allorchè il Consiglio comunale di Corigliano, peraltro nella totale assenza di un “piano di fattibilità” (elemento su cui il M5S ha soprasseduto in sede di votazione, fiducioso che il giorno dopo si sarebbe aperto, in merito, un tavolo di lavoro, aspettativa poi rimasta delusa), ha dato il suo atto d’impulso, era a conoscenza dei fatti che, di lì a breve, avrebbero portato alla nomina, da parte del Prefetto, della Commissione di accesso agli atti?”.
Alla luce di queste considerazioni ieri mattina il consigliere del M5S Sapia si è dimesso da presidente e componente della Commissione consiliare istituita ad hoc lo scorso 24 marzo.

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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