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I cinghiali devastano i campi, gli agricoltori della Sibaritide sono al collasso | VIDEO

Ormai è quotidiano. Nei campi della Sibaritide, in particolare nel territorio della Sila Greca, gli agricoltori si trovano a fronteggiare una presenza costante e distruttiva: quella dei cinghiali. La popolazione di questi animali è aumentata a dismisura e sta causando danni pesanti alle colture, alle strutture agricole e alla sicurezza delle aziende. «Parliamo di centinaia di migliaia di euro persi ogni anno – racconta Antonino Fonsi, presidente dell’Ufficio Coldiretti di Rossano – e non solo per le colture. D’estate, per esempio, i cinghiali mordono e distruggono i tubi dell’irrigazione negli uliveti. Ogni giorno dobbiamo sostituirli per poter irrigare. È diventata una vera piaga per l’agricoltura». Il problema riguarda anche gli allevamenti. «I cinghiali entrano nei nostri capannoni, dove conserviamo cereali come orzo e mais, e contaminano tutto. Questi sono i mangimi per le nostre vacche e pecore. Portano malattie come la brucellosi e la tubercolosi. Non possiamo più tollerare questa situazione».

Il piano straordinario: trappole e abbattimenti autorizzati

Coldiretti nazionale, ha già avanzato una proposta di legge in tutte le regioni. «La Regione Calabria ha accolto subito la richiesta – spiega Fonsi – e il primo piano straordinario partirà proprio da qui. Il progetto prevede due azioni concrete: la possibilità per agricoltori e allevatori muniti di porto d’armi di abbattere i cinghiali nei propri terreni, e l’installazione di trappole all’interno delle aziende. Sono strumenti efficaci che possono aiutare a contenere il numero degli animali». Il piano include anche una novità rilevante: «Nelle zone parco, dove finora non era consentito intervenire, l’agricoltore potrà agire dopo aver seguito un corso e con il benestare delle autorità del parco e della Regione Calabria». Sul fronte delle polemiche, specie da parte degli ambientalisti, Fonsi chiarisce: «Non siamo contro nessuno. Ma oggi abbiamo davanti due strade: o ci permettono di continuare a produrre, oppure l’abbandono dei campi sarà inevitabile. I numeri sono fuori controllo. Non si può più aspettare».

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