Sono centinaia gli sfollati costretti a lasciare le proprie abitazioni dopo la nuova esondazione, in un territorio che vive questo incubo come un evento ormai ciclico. L’organizzazione dell’accoglienza ha funzionato e la solidarietà non è mancata, ma la rabbia resta forte tra famiglie che negli ultimi vent’anni hanno ricominciato da capo più volte. C’è chi ha sostituito la cucina tre o quattro volte, simbolo di una quotidianità spezzata di continuo.
Molti nuclei sono monoreddito e oggi si ritrovano nuovamente in ginocchio, mentre si contano anche pesanti danni alle attività produttive di Sibari, cuore dell’agricoltura e del turismo. Accanto alla frustrazione cresce però anche l’orgoglio di una comunità compatta, sostenuta dal proprio sindaco e da un forte senso di appartenenza. Alle istituzioni arriva un appello chiaro: non lasciateci più soli.







