Cosenza – Abbattere i divari tra Nord e Sud partendo dal pilastro fondamentale della cittadinanza: il diritto alla salute. È questa la posizione ribadita dal movimento Italia del Meridione (IdM) a seguito dell’ultima riunione del Cipess, che ha dato il via libera al riparto del Fondo Sanitario Nazionale per il 2026. Una manovra da oltre 136,5 miliardi di euro che, sebbene apra una nuova fase di investimenti, riaccende il dibattito sulla reale uguaglianza dei servizi tra le diverse latitudini del Paese.
Per IdM, la sanità nel Mezzogiorno rappresenta ancora una “ferita dell’unità nazionale”. Tuttavia, il movimento valuta positivamente l’introduzione di nuovi criteri redistributivi che iniziano a riconoscere le fragilità storiche dei territori meridionali.
Nuovi criteri: mortalità e deprivazione al centro del riparto
La novità principale risiede nell’adozione di parametri che tengono conto della mortalità sotto i 75 anni e del coefficiente di deprivazione. Si tratta di indicatori che certificano una realtà denunciata da tempo: nel Sud la fragilità del sistema incide direttamente sull’aspettativa di vita.
Grazie a questi nuovi criteri, alle regioni del Mezzogiorno verranno destinati 680 milioni di euro in più nel triennio 2023-2026, con un incremento specifico di 229 milioni previsto per l’anno in corso. Un segnale di discontinuità che IdM definisce “un passo avanti”, pur sottolineando che la strada per colmare il gap è ancora lunga.
Aree interne e case di comunità: le sfide per il 2026
Il piano approvato dal Cipess premia anche i territori a bassa densità abitativa e con orografia complessa, come Calabria, Basilicata, Molise e Abruzzo. Queste aree, spesso penalizzate dall’isolamento, dovrebbero beneficiare di risorse mirate a rafforzare la medicina di prossimità.
I punti critici su cui si misurerà l’efficacia della spesa sono:
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Personale sanitario: Valorizzazione di medici e infermieri tramite nuove indennità.
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Liste d’attesa: Investimenti per ridurre i tempi di accesso alle prestazioni.
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Case di comunità: Il vero pilastro della riforma territoriale, su cui il Sud accusa ancora un forte ritardo operativo.
La visione di Italia del meridione
Secondo il movimento, non può esserci futuro per l’Italia senza il riscatto sanitario del Sud. La battaglia per un sistema equo non è solo una rivendicazione territoriale, ma una condizione necessaria per la coesione nazionale. «La sanità non può essere un privilegio per chi vive nelle aree più forti del Paese», conclude IdM, promettendo di vigilare affinché gli annunci si trasformino in servizi reali per i cittadini.
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