Nel Cosentino si apre un nuovo capitolo nella vicenda che riguarda gli addetti alle pulizie impiegati negli ospedali e nei distretti sanitari. Circa seicento persone, nella quasi totalità part-time con redditi che difficilmente superano i cinquecento euro, non hanno ricevuto il compenso di ottobre, attendono novembre e non sanno se la tredicesima verrà corrisposta in tempo.
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La situazione coinvolge due realtà: la CSF, dove si registra il nodo principale, e il Faro, che ha pagato solo una parte di quanto dovuto. Le ricadute sui lavoratori sono immediate. Molti appartengono a famiglie che vivono esclusivamente con questi redditi minimi, spesso con figli a carico.
Luciano Campilongo, rappresentante sindacale, racconta: «La CSF ha problemi di regolarità. Senza quel documento non è possibile sbloccare i versamenti e i lavoratori restano senza entrate. Tutti sono part-time e fanno fatica a sostenere le spese. Abbiamo chiesto il pagamento diretto affinché almeno la tredicesima arrivi».
L’assenza della retribuzione di ottobre si somma alla crescente incertezza su novembre. Le famiglie coinvolte si trovano a fronteggiare bollette, affitti e costi ordinari senza alcuna risorsa. Il rischio è quello di un periodo natalizio segnato da mancanza di liquidità.
La questione non riguarda solo il ritardo nei pagamenti ma anche la struttura stessa dei contratti. Gli addetti operano con orari frammentati e retribuzioni ridotte. Per molti, il mese lavorativo equivale a poche centinaia di euro, cifra che non può coprire le necessità di un nucleo familiare.
Andrea Ferrone, segretario territoriale, sottolinea il peso sociale della vicenda: «Abbiamo seicento addetti che puliscono luoghi sensibili con compensi ridotti. Una parte ha ricevuto ottobre, altri restano senza nulla. A novembre si aggiunge la tredicesima. Senza soluzioni rapide la situazione diventa insostenibile».
Ferrone evidenzia anche la difficoltà di rinnovare i contratti collettivi e la mancanza di una retribuzione minima per settori come questo. «È impossibile andare avanti con somme così ridotte mentre il costo della vita aumenta in modo continuo. Il prossimo dodici saremo a Crotone per chiedere un aumento».
Il sindacato segnala inoltre che gli appalti hanno generato una struttura occupazionale frammentata, con contratti minimi per ampliare il numero degli addetti senza garantire una retribuzione adeguata. Per questo nella nuova gara è stato fissato un limite del cinquanta per cento sul part-time, un cambiamento definito necessario per migliorare la qualità delle condizioni lavorative.
Un incontro ufficiale è programmato per il quindici dicembre, convocato dal prefetto e dalla direzione dell’Azienda sanitaria. Il tavolo dovrà esaminare la possibilità di un documento provvisorio che permetta di sbloccare i versamenti e chiudere la fase più critica.
Ferrone ribadisce: «Oggi gli addetti chiedono solo che venga riconosciuto quanto spetta loro. È un settore delicato e la popolazione deve capire che chi garantisce l’igiene degli ospedali vive con entrate minime».
La mobilitazione si è svolta in modo ordinato, con lavoratori presenti dopo aver terminato il turno. Un segnale di partecipazione civile che mostra quanto il disagio sia radicato e quanto la vicenda incida sulla vita quotidiana.
Con il tavolo del quindici la vertenza entra nella fase decisiva. La speranza degli addetti è che la procedura si sblocchi in tempo per poter affrontare il periodo natalizio senza la pesantezza dell’incertezza economica.






