Lavoro negato e violenze sui campi, due fermati per estorsione e sfruttamento

Due cittadini stranieri sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria perché ritenuti gravemente indiziati dei reati di estorsione e sfruttamento del lavoro irregolare. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Corigliano Rossano, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Castrovillari.

L’inchiesta nasce da un’attività di controllo avviata per contrastare l’impiego illecito di manodopera straniera e l’approfittamento delle condizioni di bisogno di alcuni migranti. Gli accertamenti hanno portato all’individuazione di due cittadini di origine marocchina, accusati di gestire in modo illecito l’accesso al lavoro di diversi connazionali presenti sul territorio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due indagati decidevano chi potesse lavorare e a quali condizioni. Stabilivano giornate, compensi e modalità di impiego, imponendo regole rigide che non potevano essere messe in discussione. Chi non si adeguava rischiava ritorsioni. Un sistema che, sempre secondo l’accusa, si reggeva anche sull’uso della violenza e della minaccia.

Nel corso delle indagini è emerso un episodio ritenuto particolarmente grave. Un giovane lavoratore straniero, dopo aver svolto numerose giornate nei campi, avrebbe maturato un compenso di circa duemila euro. Quando ha chiesto il pagamento di quanto gli spettava, sarebbe stato aggredito fisicamente. Le percosse e le intimidazioni subite lo hanno costretto a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso dell’ospedale di Corigliano Calabro.

L’episodio ha rappresentato un passaggio decisivo per gli inquirenti. Dalla documentazione sanitaria e dalle testimonianze raccolte sono emersi elementi che hanno rafforzato il quadro accusatorio. Per gli investigatori si tratterebbe di una vera e propria estorsione, messa in atto per costringere la vittima a rinunciare al denaro guadagnato con il proprio lavoro.

Parallelamente, le verifiche hanno consentito di delineare un’attività continuativa di intermediazione illecita. I due fermati avrebbero sfruttato lo stato di necessità di altri migranti, molti dei quali privi di regolare contratto, offrendo lavoro in cambio di obbedienza e accettazione di condizioni gravose. Un meccanismo che, secondo l’accusa, ha prodotto guadagni illegali a danno di persone già in situazione di fragilità.

Alla luce degli elementi raccolti, la Procura di Castrovillari, guidata dal procuratore capo Alessandro D’Alessio, ha disposto il fermo dei due indagati. Dopo gli atti di rito, gli stessi sono stati trasferiti nel carcere di Castrovillari, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa delle decisioni successive.

Nel medesimo contesto sono stati eseguiti anche quattro ordini di espulsione dal territorio nazionale. I provvedimenti sono stati emessi dal Prefetto di Cosenza nei confronti di altrettanti cittadini stranieri risultati irregolari al termine dei controlli effettuati nelle aree interessate dall’attività investigativa.

Il servizio che ha portato ai fermi è stato svolto nelle prime ore di ieri mattina nelle zone urbane di Corigliano Scalo e Schiavonea. Oltre al personale del Reparto Territoriale di Corigliano Rossano, hanno preso parte alle verifiche anche i Carabinieri delle compagnie di Cassano all’Ionio e San Marco Argentano.

L’azione rientra in un più ampio piano di controllo del territorio finalizzato a contrastare il favoreggiamento della permanenza irregolare e le violazioni legate al lavoro nero. L’attenzione è stata rivolta in particolare alle attività agricole, settore nel quale il rischio di sfruttamento risulta più elevato.

Gli accertamenti proseguiranno anche nelle prossime settimane. L’obiettivo dichiarato è quello di individuare ulteriori situazioni di abuso e tutelare le persone costrette ad accettare condizioni di lavoro non conformi alla legge. I Carabinieri hanno ribadito che i controlli saranno intensificati per prevenire nuovi episodi e garantire il rispetto delle regole.

L’inchiesta conferma come il fenomeno dello sfruttamento della manodopera straniera resti un problema presente anche nel territorio della Sibaritide. Un sistema sommerso che spesso si alimenta del silenzio e della paura delle vittime, ma che può essere interrotto grazie alle denunce e all’intervento delle istituzioni.

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