SCALEA – Il ritrovamento di cadaveri lungo le coste calabresi, tra Scalea, Amantea, Paola e Tropea, conferma i timori sollevati dalla Flai Cgil nazionale e dal segretario Giovanni Mininni. Secondo le ricostruzioni di Mediterranea saving humans e le testimonianze di Refugees in Libia e Tunisia, il bilancio dei dispersi nel mar Mediterraneo durante il ciclone Harry potrebbe sfiorare le 1.000 unità.
Una catastrofe annunciata
La tragedia sarebbe legata a otto imbarcazioni partite da Sfax, in Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio 2026. In quei giorni, il Mediterraneo è stato investito da una tempesta di inaudita violenza, con onde fino a 16 metri. La Flai Cgil sottolinea come, nonostante i proclami governativi sul calo degli sbarchi, ci si trovi di fronte alla più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale, superando per proporzioni il drammatico naufragio di Cutro del 2023.
L’atto di accusa contro il silenzio istituzionale
Il sindacato punta il dito contro l’indebolimento della rete di salvataggio e politiche migratorie che avrebbero ignorato i segnali d’allarme climatici. Nonostante la Calabria stia affrontando giorni critici a causa di frane e allagamenti che hanno messo in ginocchio le aziende agricole, la Flai Cgil definisce “assordante” il silenzio delle istituzioni di fronte a quello che viene descritto come un massacro prevedibile.
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