Catanzaro/Cassano allo Ionio, 1° ottobre 2025 – Un’importante svolta nelle indagini sulla criminalità organizzata calabrese scuote la Sibaritide. A seguito delle indagini condotte dal reparto operativo provinciale dei carabinieri e coordinate dalla procura distrettuale antimafia di catanzaro, è stato arrestato per omicidio il cosentino Gianluca Maestri, reo confesso dell’agguato mortale avvenuto a Cassano allo Ionio nel dicembre del 2020. L’operazione ha portato anche alla notifica di provvedimenti restrittivi nei confronti dei presunti “reggenti” delle cosche Forastefano e Abbruzzese, che avrebbero decretato l’esecuzione.
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I dettagli del delitto Gaetani
La vittima, Giuseppe Gaetani, 50 anni, fu trucidato la sera del 2 dicembre 2020. Mentre si trovava a bordo della sua mercedes, Gaetani fu intercettato e bloccato da due assalitori a bordo di una fiat scudo. Gli attentatori non gli lasciarono scampo, scaricandogli addosso 14 colpi di pistola calibro 9.
Il movente si inquadra nelle dinamiche ‘ndranghetiste locali. Gaetani era infatti legato da un antico rapporto di amicizia a Leonardo Fortoraro, boss di villapiana, a sua volta assassinato nel giugno del 2018 davanti a un bar del paese.
Il mandato di Abbruzzese e Forastefano
Il collaboratore di giustizia Maestri ha rivelato di aver personalmente eliminato Gaetani su mandato diretto di Nicola Abbruzzese, detto “semiasse”, 46 anni, ritenuto il vertice dell’omonima cosca, e di Pasquale Forastefano, 34, presunto “reggente” della famiglia di ‘ndrangheta sibarita.
Maestri ha ripercorso, in ogni dettaglio, la fase preparatoria dell’agguato: ha indicato in Domenico Hassa, 48 anni, il complice che gli avrebbe fornito appoggio logistico, custodendo la vettura utilizzata per l’omicidio. Il pentito ha fornito dettagli precisi sulle modalità esecutive, sul momento in cui Gaetani è stato agganciato e sul pedinamento compiuto prima dell’agguato finale.
Il collaboratore ha anche indicato il nome del “compare” che era alla guida della fiat scudo. Tuttavia, per quest’ultimo soggetto, pur risultando indagato, l’autorità giudiziaria non ha ritenuto vi fossero riscontri individualizzanti sufficienti per l’emissione di una misura cautelare.
Le indagini e le garanzie legali
Le indagini, condotte per mesi dal reparto operativo provinciale dei carabinieri sotto la guida del tenente colonnello Umberto Centobuchi e coordinate dal colonnello Andrea Mommo, hanno permesso di raccogliere indizi univoci a riscontro delle confessioni rese dai pentiti. Un importante apporto alle indagini è stato fornito anche da Luca Talarico, imprenditore ritenuto vicino ai Forastefano e da tempo sottoposto a programma di protezione.
I provvedimenti restrittivi, firmati dal gip distrettuale di catanzaro, Chiara Esposito, su richiesta della procura diretta da Salvatore Curcio, sono stati notificati in carcere a Hassa, Abbruzzese e Forastefano, dove si trovavano già reclusi per altre vicende. I tre indagati si protestano innocenti e sono difesi dagli avvocati Rossana Cribari, Gianluca Serravalle e Pasquale Diacovo.
Il tutto si comunica nel rispetto dei diritti degli indagati, che sono da ritenersi presunti innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento e fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.






