Note blues dalla Calabria: la storia dei Savoia Brothers

CORIGLIANO ROSSANO. I Savoia Brothers sono una band rossanese composta da due fratelli, Paolo Savoia – già armonista, è autore, cantante e chitarrista acustico di professione medico – e Pietro Savoia – già organista, è chitarrista e ingegnere civile -, a cui ultimamente si è aggiunto il figlio di quest’ultimo, Alessandro Savoia, chitarrista e bassista. Precedentemente vedeva anche la presenza del batterista Antonio Pancaro.

La loro storia risale agli anni ’70. Studiano ed esercitano la musica separatamente, Paolo con la sua chitarra Eko lungo le spiagge di Rossano e prediligendo i brani dei grandi cantautori italiani quali Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Pino Daniele, e Pietro, tastierista Hammond, percorre le coste calabresi in furgone col suo gruppo ‘’I Personaggi’’, abbracciando i Pink Floyd, Robert Johnson, Eric Clapton e Bob Dylan, grandi d’oltreoceano.

È il 2012 quando dopo aver assistito al festival ‘’Marco Fiume’’ si uniscono creando un duo atipico, unplugged, che apre progressivamente al Blues acustico le vecchie sonorità dei gruppi più famosi di sempre.

Nel 2013 avviene la vera e propria svolta blues. Prendono parte ormai da anni ai suoi più rilevanti festival come Matera Blues, Marche in Blues, Blues Italia di Cerea e Tropea Blues. Terreno fertile al suddetto genere si dimostra anche il nostro territorio, da Cariati all’alto Jonio. Essi si esibiscono infatti sia nei locali che durante le manifestazioni pubbliche tipo la serata dedicata al Blues in Piazza Steri a Rossano, che realizzata con il Circolo Culturale Rossanese, si perpetua da quattro anni.

Nel loro repertorio ci sono i capisaldi del genere blues “Still got the blues“, “Sweet home Chicago”, “Caldonia” , “I’ m hoochie coochie man”, “Thrill is gone”, “Tears in heaven”, rivisitazioni di “Mrs Robinson”, “Harvest”, “Knockin on heaven’s door”, Coutry road e le italiane “Motocicletta”, “Napule è”, “Quattro cani” e “Piazza grande”. Tutte apprezzate da un pubblico di età varia.

«Gli adulti – afferma Paolo Savoia – puntano alla rievocazione dei ricordi attraverso le canzoni del passato che riproponiamo in chiave originale o arrangiamo in quella country blues. I giovani sono egualmente partecipi e incuriositi, nonostante la loro innegabile attrazione nei confronti delle nuove tendenze musicali. Sono un po’ penalizzati però; nella nostra zona non abbiamo eventi musicalmente avanzati, a parte i fenomeni perlopiù commerciali prettamente estivi, e ciò è un peccato. La musica di qualità trasmette emozioni universalmente valide per la vita e in quanto linguaggio universale, è in grado di veicolare messaggi importanti di cultura e progresso. Bisognerebbe investirci di più».

«La musica – sottolinea Paolo Savoia, musicoterapeuta ed ex direttore del SerT di Rossano ora in pensione è uno strumento educativo, riabilitativo e terapeutico che ho messo continuamente al servizio di chi lotta contro le dipendenze. ‘’Musicoterapia e Tossicodipendenza’’ è difatti un suo articolo pubblicato dalla rivista scientifica ‘’Salute e Prevenzione’’.

«I benefici generati – ci spiega – investono sia colui che la produce che chi la ascolta soltanto, incidendo positivamente ad esempio sul tono dell’umore o la comunicazione delle emozioni. Inoltre, migliora le relazioni interpersonali poiché avvicina le persone, e in un momento di convivialità e dialogo, allontana dalle devianze e dai pensieri negativi».

Ed è proprio in una prospettiva di aggregazione sociale che si inserisce la loro celebre canzone ‘’A Russan ci su e cantin’’ appartenente al disco ‘’Io non ci sarò’’, pubblicato nel 2020. «Le cantine – sottolinea Paolo Savoia – erano un centro ricreativo in cui si cantava, si giocava a carte, si beveva e ci si dava persino appuntamenti di lavoro. Oggi non c’è un equivalente o un sostituto della Cantina; nei locali si bevono prettamente superalcolici, di conseguenza la valenza sociale passa in secondo piano».

L’uso del dialetto è qui il mezzo che meglio esprime la nostalgia di un passato che ha scritto e che non tornerà, e altresì il senso di appartenenza alla comunità. «Il dialetto fa parte di noi per formazione – dichiara Paolo Savoia –. È un tratto identitario, un patrimonio inestimabile a cui attingere per descrivere alla perfezione il disagio o il benessere, mettendolo in musica. Molte parole dialettali derivano dal latino e dal greco e designano qualcosa che non possiamo riproporre in italiano senza farne perdere sfumature semantiche, emozionali e di sonorità. In questo siamo davvero fortunati».

Tematiche sociali e d’amore vengono declinate in brani dialettali o italiani dalle tendenze blues e jazz col caratteristico sax finale (‘’Io non ci sarò’’). Nel medesimo disco troviamo appunto altri due pezzi in dialetto: “T’an fricat i brikk” che racconta la storia di una persona che ha un’amante, con tutti i pro e i contro di questa tipologia di relazione; “Frisculero blues” che canta il dramma dei giovani che vanno via dalla terra natìa per cercare una sistemazione, rimanendo tuttavia ancorati con la mente e il cuore al paese d’origine.

Aderente al pieno blues è invece il nuovo disco in arrivo prima dell’estate, che comprenderà tracce nuove e le precedenti già registrate. «Ancora una volta – anticipano i Savoia Brothers– il fulcro principale restano le problematiche della vita, dalle difficoltà ataviche del nostro territorio alle esistenziali senza tempo, di cui la musica può essere espressione e potenziale risolutore».

Virginia Diaco

 

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