Op Agricor, nuovo stabilimento a Corigliano Rossano: produzione e lavoro al centro

inaugurazione agricor

Investire nella lavorazione dei prodotti agricoli mentre aumentano i costi e le famiglie hanno meno soldi da spendere. È la difficoltà emersa a Corigliano Rossano durante l’inaugurazione del nuovo stabilimento Agricor, occasione di confronto sulle prospettive dell’agricoltura nella Sibaritide.
Il nuovo impianto si inserisce in un territorio nel quale il settore agricolo rappresenta una fonte di lavoro. L’organizzazione di produttori riunisce 74 aziende della pianura di Sibari e della bassa Basilicata, con oltre mille ettari destinati ad agrumi precoci e tardivi, albicocche e melagrane. Gli addetti alla raccolta e alla lavorazione sono complessivamente più di cinquecento: un dato che riguarda l’intera organizzazione, non i nuovi posti generati dall’investimento.
Il punto sollevato da Natalino Gallo riguarda soprattutto il rapporto tra costi di produzione e capacità di acquisto dei consumatori. Le imprese devono sostenere spese crescenti, ma trasferirle sul prezzo finale diventa difficile quando chi fa la spesa dispone di un reddito che non tiene il passo con i rincari. La preoccupazione, quindi, riguarda anche la possibilità di vendere il prodotto a un prezzo che remuneri il lavoro agricolo.
A questa pressione si aggiungono le difficoltà indicate dallo stesso imprenditore: servizi insufficienti, problemi logistici e carenza di personale qualificato. Sono ostacoli che incidono sulla possibilità di programmare l’attività e far crescere le aziende. L’acquisto di nuovi macchinari può migliorare la lavorazione, ma richiede anche persone preparate a utilizzarli e a gestire gli impianti.
«Il progetto significa sviluppo, lo sviluppo significa occupazione», ha affermato Gallo, ricordando che anche l’automazione ha bisogno del lavoro umano. La ricaduta occupazionale resta dunque uno degli aspetti sui quali valutare nel tempo l’investimento, insieme alla capacità di riconoscere maggiore valore alle produzioni dei soci.
L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo ha riconosciuto la fase difficile attraversata dal comparto, richiamando le proteste degli agricoltori e gli interventi regionali di sostegno. Nel caso del nuovo stabilimento ha sottolineato il ruolo della filiera, cioè del collegamento tra produzione, lavorazione e vendita.

La direttrice dell’Arsac Fulvia Caligiuri ha invece posto l’accento sulle aziende agricole associate e sulla necessità di accompagnarle con sperimentazione, formazione e promozione. La disponibilità di una struttura comune può rafforzarne il lavoro, ma la sua utilità dipende anche dai risultati economici che riesce a riportare nelle campagne.
Sul valore sociale dell’investimento è intervenuto l’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise, che ha richiamato la dignità del lavoro e il rispetto della legalità.
È su questi aspetti che si misureranno le ricadute del nuovo centro: condizioni di lavoro, opportunità professionali e reddito per i produttori. L’apertura dello stabilimento è un passaggio; restano da affrontare i problemi dei servizi, dei trasporti e dei consumi che gli stessi protagonisti del settore hanno indicato.

 

Trasparenza editoriale – L’Intelligenza Artificiale è utilizzata esclusivamente come supporto redazionale. La responsabilità dei contenuti è dell’autore e della Direzione responsabile.

Articoli correlati: