«Serve subito un protocollo di salvaguardia occupazionale». Bruno Graziano, segretario provinciale della Cub di Cosenza e componente della segreteria regionale Cub, chiede garanzie per gli oltre 200 lavoratori dell’indotto degli ospedali di Rossano e Corigliano in vista del trasferimento delle attività nel nuovo ospedale della Sibaritide.
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Il nodo è il passaggio al concessionario privato della nuova struttura, realizzata in project financing. Secondo il rappresentante della Cub, il capitolato non contiene una clausola sociale con l’elenco nominativo del personale da riassorbire. «Chi dice che il riassorbimento è automatico sta mentendo», afferma Graziano, chiedendo un impegno scritto che vincoli i soggetti coinvolti.
Il sindacalista teme che una parte degli addetti possa essere esclusa oppure assunta con condizioni peggiori. Nella nota richiama il rischio di part-time imposti, riduzioni dello stipendio e perdita dei diritti maturati. Cita inoltre precedenti in Italia e in Basilicata, senza indicare nel documento casi specifici.
Per Graziano, l’apertura progressiva dei servizi potrebbe creare una situazione già definita prima che venga affrontata la tutela del personale. La sua richiesta è quindi di regolare il passaggio alla nuova struttura prima del trasferimento delle attività dai due presidi.
L’appello è rivolto alla Regione Calabria, all’Asp di Cosenza e al concessionario. Il protocollo richiesto dalla Cub dovrebbe prevedere il riassorbimento del 100% del personale storico, nessun taglio alle ore di lavoro o allo stipendio e il mantenimento dei diritti acquisiti.
«Non permetteremo che l’apertura della nuova struttura si trasformi in una macelleria sociale», conclude Graziano. «I lavoratori dell’indotto non si toccano».






