Perizia: Rosa Vespa era capace di intendere quando rapì la neonata a Cosenza

I periti nominati dal giudice dell’udienza preliminare hanno confermato in tribunale che Rosa Vespa, 52 anni, al momento del rapimento di una neonata di un giorno dalla clinica privata Sacro Cuore di Cosenza era capace di intendere e di volere, escludendo che il gesto sia stato frutto di un raptus psicotico.

Secondo gli specialisti, la donna nonostante alcune criticità personali era lucida e consapevole delle sue azioni quando, la sera del 21 gennaio 2025, sottrasse la piccola Sofia alla madre ricoverata.

La prossima udienza, nell’ambito del processo celebrato con rito abbreviato, è fissata il 25 marzo, giorno in cui è attesa anche la sentenza.

Secondo gli accertamenti della Squadra mobile di Cosenza, Vespa aveva simulato per mesi una gravidanza, arrivando a convincere familiari e persino il marito, la cui posizione è stata stralciata e potrebbe essere archiviata.

La donna sarebbe entrata nella clinica fingendosi un’infermiera e sarebbe riuscita a portare via la neonata, ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre si allontanava con l’auto.

La vicenda, che ha suscitato forte clamore, resta sotto osservazione anche per eventuali responsabilità sulla vigilanza interna alla struttura sanitaria della Clinica Sacro Cuore di Cosenza.

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