Il Porto di Corigliano Calabro torna al centro del dibattito pubblico. Nelle scorse settimane, la sala riunioni del mercato ittico di Schiavonea ha ospitato un incontro molto partecipato, promosso dal coordinamento Giù le mani dal Porto di Corigliano, che ha riunito associazioni, istituzioni, operatori e cittadini. Un confronto aperto e concreto, che ha messo sul tavolo idee, criticità e prospettive di una struttura che, se adeguatamente valorizzata, può diventare snodo vitale per la Piana della Sibaritide e per l’intera costa ionica calabrese. Non si parla soltanto di banchine e cantieri, ma di un futuro che intreccia economia marittima, turismo, commercio e agricoltura.
Una questione che riguarda tutti
L’iniziativa ha visto la partecipazione di diverse realtà associative, tra cui Schierarsi Villapiana, da tempo attiva sul fronte delle infrastrutture di trasporto. Per i rappresentanti dell’associazione, occuparsi del porto significa inserirlo in una visione più ampia, che comprende il trasporto ferroviario, l’Alta Velocità e la Statale 106. «Il porto – è stato sottolineato – non può essere isolato. Serve una rete di collegamenti che permetta a merci, passeggeri e servizi di circolare in modo efficiente». Presenti in sala anche esponenti delle istituzioni e delle parti sociali, ciascuno chiamato a portare la propria competenza. Tutti hanno convenuto sulla necessità di uno sviluppo armonico, compatibile con il territorio e con le vocazioni economiche storiche della zona. Un porto al servizio dell’agricoltura, del turismo, del commercio e della pesca: questa la prospettiva condivisa.
Il contributo tecnico
Uno degli interventi più rilevanti è stato quello dell’ingegnere Carmine Manfredi, che ha fornito un quadro dettagliato sulla normativa portuale e sulla collocazione di Corigliano all’interno dell’Autorità di Sistema Portuale di Gioia Tauro. L’analisi si è soffermata sulla struttura e sulle funzioni dei cinque porti dell’AdSP, evidenziando il ruolo peculiare di Corigliano, che con i suoi spazi e le sue potenzialità rappresenta la seconda infrastruttura portuale della Calabria, subito dopo Gioia Tauro. Manfredi ha passato in rassegna i progetti già avviati, spiegando che non è possibile parlare seriamente di rilancio senza partire da quanto è stato pianificato e finanziato. «Siamo davanti a un’infrastruttura che merita attenzione e investimenti – ha affermato –. Occorre dare seguito agli impegni già assunti e garantire tempi certi di realizzazione».
Le voci del mare
Molto sentito l’intervento dell’avvocato Rosa Silvana Abate, da anni punto di riferimento per i pescatori della marineria di Schiavonea. La professionista ha ricordato le battaglie condotte per un porto che risponda alle esigenze di chi vive quotidianamente il mare. «Non si può parlare di sviluppo senza ascoltare i pescatori – ha dichiarato –. Il porto deve essere anche e soprattutto la loro casa, un’infrastruttura funzionale e sicura che sostenga un comparto essenziale per l’economia locale». Alle sue parole si sono aggiunte le testimonianze dirette dei lavoratori del settore ittico. Racconti concreti, a volte amari, che hanno dato la misura di quanto il porto sia radicato nella vita quotidiana della comunità. Tra difficoltà burocratiche, carenze strutturali e promesse rimaste sulla carta, i pescatori chiedono soprattutto fatti: dragaggi regolari, spazi adeguati, servizi essenziali.
Un bene collettivo
Gli organizzatori hanno ribadito la volontà di proseguire lungo la strada del confronto pubblico. «Il porto – è stato detto – appartiene alla collettività. Non è una questione di pochi addetti ai lavori, ma di un intero territorio che ha bisogno di una prospettiva di sviluppo». Un concetto chiaro: il rilancio del porto non è un affare tecnico da lasciare ai soli addetti ai lavori, ma un percorso che richiede la partecipazione di istituzioni, imprese, categorie produttive e cittadini. Solo così si può garantire un equilibrio tra esigenze economiche e tutela delle risorse locali.
L’occasione del turismo
Accanto alla dimensione commerciale e alla marineria, il porto di Corigliano viene visto sempre più come possibile approdo crocieristico. Una prospettiva che, se concretizzata, potrebbe aprire scenari nuovi per il turismo dell’area ionica. «Non si tratta solo di portare qualche nave da crociera – ha osservato un relatore –. Significa attivare un indotto fatto di servizi, ospitalità, ristorazione, cultura. Significa raccontare il territorio a chi arriva dal mare». Questa ipotesi, tuttavia, non è priva di sfide. Servono investimenti, programmazione e soprattutto la capacità di integrare il porto con l’offerta turistica locale, evitando improvvisazioni e interventi spot.
Un futuro da scrivere insieme
L’incontro di Schiavonea non ha risolto tutti i nodi, ma ha avuto il merito di riportare il porto al centro dell’agenda locale. I ringraziamenti finali dell’associazione Schierarsi Villapiana sono stati rivolti a tutti i partecipanti e al pubblico, con l’invito a mantenere alta l’attenzione. La convinzione condivisa è che, unendo forze e competenze, sia possibile trasformare il porto di Corigliano in un motore di sviluppo per la Sibaritide. Non un progetto calato dall’alto, ma un percorso che parte dal basso, dalle esigenze concrete di chi vive e lavora sul territorio.
Un’infrastruttura chiave
In definitiva, il porto di Corigliano si conferma un’infrastruttura strategica, non solo per la Calabria, ma per l’intero Mezzogiorno. Con i suoi spazi, le sue potenzialità e la sua posizione, rappresenta un’occasione da non sprecare. La partita si gioca su più tavoli: cantieri navali, marineria, turismo, commercio. Una sfida complessa, ma anche una straordinaria opportunità. E la comunità sembra pronta a raccoglierla, convinta che il mare non sia un confine, ma una strada aperta verso il futuro.
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