Un prodotto destinato alla cucina viene inalato per ottenere effetti euforici. Due episodi osservati direttamente sollevano interrogativi sulla facilità di acquisto e sui rischi per i minorenni.
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Non è la prima volta che mi capita di assistere a una scena del genere. In almeno due occasioni ho osservato giovani utilizzare questo gas non per alterare temporaneamente il proprio stato di coscienza. In entrambi i casi, più che una sensazione di felicità, ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a una condizione di evidente stordimento.
Vale la pena lanciare un allarme? Credo proprio di sì. Non per creare allarmismo, ma perché si tratta di un fenomeno che merita attenzione, soprattutto quando coinvolge adolescenti e prodotti facilmente reperibili sul mercato.
Che cos’è il protossido di azoto
Il protossido di azoto, identificato dalla formula chimica N₂O, è un gas impiegato in diversi settori, compreso quello alimentare. Viene commercializzato anche in contenitori destinati ai sifoni per panna montata.
Il suo utilizzo improprio a scopo ricreativo è conosciuto come droga della risata o droga del palloncino. L’inalazione può provocare una sensazione momentanea di euforia, alterazione delle percezioni, vertigini e perdita di equilibrio.
Gli effetti possono durare pochi minuti, ma questo non significa che siano privi di conseguenze.
I rischi per la salute
L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe ha già richiamato l’attenzione sulla diffusione del consumo ricreativo di protossido di azoto, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.
L’inalazione può determinare carenza di ossigeno, svenimenti, cadute e incidenti. L’uso ripetuto o intensivo può inoltre interferire con la vitamina B12 e provocare danni al sistema nervoso, in alcuni casi anche permanenti.
L’aspetto che maggiormente colpisce negli episodi osservati è la semplicità con cui un prodotto destinato a un uso legittimo può finire nelle mani di un adolescente che intende utilizzarlo per stordirsi.
Naturalmente, non bisogna confondere la normale commercializzazione di un prodotto alimentare con il suo abuso. Ma proprio questa distinzione impone una riflessione sulla consapevolezza dei rischi e sull’opportunità di prestare maggiore attenzione alle modalità di vendita.
Un fenomeno da non sottovalutare.
In Italia sono già emersi segnali concreti della diffusione commerciale di questi prodotti e del loro possibile impiego improprio. Nell’agosto 2026, a Milano, i Carabinieri del NAS hanno sequestrato migliaia di bombole di protossido di azoto nell’ambito di controlli sulla commercializzazione del gas.
Due episodi osservati personalmente non consentono certamente di parlare di un fenomeno generalizzato sul territorio. Sarebbe scorretto farlo senza dati e verifiche.
Non servono allarmismi, ma informazione e attenzione. Perché aspettare che si verifichi un episodio grave prima di affrontare il problema sarebbe un errore.
Antonia Russo






