Trento conquista il primo posto nella 36ª edizione dell’indagine del Sole 24 Ore, che conferma la supremazia del Nord-Est. Intanto, Roma guida la ripresa delle grandi metropoli, mentre il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria, resta in fondo alla classifica, evidenziando una forte polarizzazione geografica.
Milano, 1° dicembre 2025 – La classifica della Qualità della Vita 2025 del Sole 24 Ore incorona Trento come la provincia italiana dove si vive meglio, superando Bolzano, che scende al secondo posto, e Udine, che chiude il podio. Questo risultato conferma la solidità e il benessere dell’arco alpino e, in generale, del Nord-Est, i cui territori occupano gran parte della top ten, includendo città importanti come Bologna (4ª) e Milano (8ª).
La vittoria di Trento è supportata da una forte percezione soggettiva di soddisfazione da parte dei cittadini, che per una volta coincide con i dati empirici di 90 indicatori statistici che misurano il benessere. Trento ha primeggiato anche in tappe intermedie come l’Indice della Sportività ed Ecosistema Urbano, dimostrando una qualità della vita a tutto tondo.
La ripresa delle Metropoli e la tenuta del settentrione
L’edizione 2025 segna un significativo miglioramento per le grandi aree metropolitane. A guidare la risalita è Roma, che avanza di ben 13 posizioni, piazzandosi al 46° posto. Miglioramenti si registrano anche per Bologna (+5), Milano (+4) e Genova, che guadagna 11 posizioni (43ª). La competitività di queste aree in settori come “Affari e lavoro” e “Ricchezza e consumi” mitiga le disuguaglianze interne, spingendole verso l’alto.
La classifica generale, tuttavia, rimane estremamente polarizzata. La top 10 è interamente settentrionale, con la sola eccezione di Cagliari, la prima area metropolitana del Mezzogiorno, che si piazza al 39° posto, in rialzo di cinque posizioni.
Il Sud e la crisi calabrese: Ultime 22 Province meridionali
L’analisi dei dati evidenzia un divario geografico persistente. Le ultime 22 posizioni della classifica sono occupate esclusivamente da province meridionali, un dato che, in 36 edizioni, non ha mai accennato a sanarsi. Nonostante i punti di forza del Sud come la demografia e il costo della vita più accessibile, i territori faticano a risalire la china.
Stringendo l’attenzione sulle province del Mezzogiorno, oltre a Cagliari (39ª), la prima area metropolitana del Sud, le altre si trovano tutte nella parte inferiore della graduatoria: Bari (67ª, in calo), Messina (91ª), Catania (96ª, in calo di 13 posizioni), Palermo (97ª) e Napoli (104ª).
Le cinque Province della Calabria in coda
La situazione più critica si registra in Calabria, le cui cinque province si trovano nella parte più bassa e penalizzata della classifica:
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Catanzaro si posiziona al 92° posto.
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Cosenza è all’101° posto.
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Vibo Valentia si trova al 105° posto.
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Crotone è al 107° posto.
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Reggio Calabria chiude la classifica nazionale per il secondo anno consecutivo, piazzandosi al 108° posto su 108 province esaminate.
Questo risultato sottolinea le persistenti difficoltà strutturali del Mezzogiorno, nonostante i fondi e gli investimenti, compresi quelli del PNRR, che non hanno ancora prodotto un impatto sufficiente a colmare il gap di benessere e qualità della vita rispetto al Nord Italia.
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