“Quanto pesa uno sguardo?”: cibo, corpo e giudizio al centro del confronto a Mondilab |VIDEO

CORIGLIANO-ROSSANO – Quanto pesa davvero uno sguardo? È stato questo il filo conduttore dell’incontro “Quanto pesa uno sguardo? Il corpo tra parole, aspettative e giudizio”, che si è svolto ieri a Mondilab – La Bottega del Dono, nell’ambito della rassegna “I Panni Nostri al Sole”.

Al centro del confronto, il rapporto tra cibo, corpo e pressione sociale. Un tema attuale che ha messo in discussione l’idea dell’alimentazione come scelta esclusivamente personale, evidenziando quanto giudizi esterni, modelli culturali e linguaggi quotidiani incidano sulla percezione di sé.

“Purtroppo oggi uno sguardo e una parola incidono ancora tantissimo – ha spiegato la biologa nutrizionista Alessia Amato –. Molte persone si sentono giudicate nel proprio corpo e nei propri comportamenti, e questo porta a fare scelte sbagliate nei confronti del cibo”.

Nel corso dell’incontro è emerso come anche espressioni comuni, spesso usate con leggerezza, possano contribuire a costruire un rapporto distorto con l’alimentazione, trasformandolo in un terreno di controllo e giudizio. Da qui l’importanza di promuovere un approccio diverso.

“Bisogna partire dalla prevenzione – ha aggiunto Amato – e diffondere un messaggio positivo: l’alimentazione sana non è privazione, ma equilibrio. È fondamentale lavorare con i più giovani, anche a scuola, per costruire un rapporto sereno con il cibo”.

Quando il peso degli sguardi e delle parole diventa più profondo, il rischio è che si trasformi in disagio. “Anche una frase detta con leggerezza può essere percepita come un giudizio e abbassare l’autostima – ha sottolineato la psicoterapeuta Deborah Vizza –. In questi casi è importante chiedere aiuto”.

Secondo la psicoterapeuta, affrontare un rapporto disfunzionale con il cibo richiede un intervento strutturato: “I disturbi alimentari si curano attraverso un lavoro multidisciplinare, coinvolgendo psicologi, nutrizionisti e altri professionisti. Solo così è possibile uscire da una condizione che spesso sembra senza via d’uscita”.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto aperto alla comunità, con l’obiettivo di portare il tema nello spazio pubblico e promuovere una visione della salute più ampia, che tenga insieme benessere psicologico, relazioni e ascolto di sé.

Un’occasione per riflettere su quanto parole e sguardi possano pesare – e su come imparare a liberarsene.

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