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Quel mare premiato e quello no: la verità dietro alla Bandiera Blu | VIDEO

Per ottenere la Bandiera Blu, il mare deve essere pulito per almeno quattro anni consecutivi. Lo ribadisce Claudio Mazza, presidente della Foundation for Environmental Education (FEE), intervenendo sulle polemiche nate lungo la costa ionica cosentina, dove comuni confinanti si trovano ogni anno in situazioni diverse: alcuni premiati con l’ambito vessillo, altri esclusi, pur affacciandosi sullo stesso tratto di mare. A generare dubbi e perplessità è il cosiddetto “gioco delle correnti”, che rende difficile per molti cittadini comprendere come sia possibile una tale disomogeneità. «Il riconoscimento della Bandiera Blu – chiarisce Mazza – fotografa la realtà della singola località. Non è un confronto tra comuni, ma una valutazione oggettiva della qualità delle acque di balneazione. È questa la base su cui si fonda la Bandiera Blu».

Il programma, nato 40 anni fa, si basa su criteri ambientali molto severi. Per essere anche solo candidabile, una località deve garantire dati eccellenti sulla balneabilità delle proprie acque per quattro anni consecutivi. I dati utilizzati sono quelli ufficiali del Ministero della Salute, raccolti in punti di prelievo ben precisi e non modificabili. «Non valutiamo il mare in astratto – precisa Mazza – ma l’esatta qualità dell’acqua che bagna quella specifica spiaggia».   Nel tempo, l’approccio alla Bandiera Blu è cambiato. Se all’inizio il riconoscimento veniva vissuto come uno strumento per differenziarsi dai vicini, oggi è sempre più un’opportunità di collaborazione. «Oggi i sindaci hanno capito che conviene fare rete: se il mio comune ha la Bandiera Blu, ho tutto l’interesse che anche quello prima e quello dopo ce l’abbiano». La Bandiera Blu, dunque, non è una gara tra territori, ma uno strumento che misura lo stato di salute ambientale di una comunità. Più che un premio, è una responsabilità: ottenere il vessillo significa anche mantenere standard elevati ogni anno, garantendo trasparenza, sostenibilità e servizi ai cittadini e ai turisti. Ecco perché la FEE invita ogni amministrazione locale a non guardare al vicino, ma a concentrarsi sulla propria gestione: depurazione, raccolta dei dati, controllo costante delle fonti di inquinamento. «La Bandiera Blu è un riconoscimento tecnico – conclude Mazza – ma è anche un impegno collettivo che deve partire da chi vive il territorio ogni giorno». Un messaggio chiaro, rivolto non solo ai sindaci ma anche ai cittadini, ai bagnanti, agli imprenditori turistici. Perché il mare pulito non è solo un requisito da superare: è un bene comune da proteggere.

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